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sguardi altrove  

Red Fields

Nel cuore di una povera cittadina del sud di Israele, una cassiera di nome Mami (Neta Elkayam) attende l’amato Nissim (Ami Abu). Quando il marito torna dalla guerra completamente paralizzato, Mami decide di dare una svolta alla propria vita partendo per Tel Aviv. La regista israeliana Keren Yedaya (Jaffa, The Lovely Girl) adatta al grande schermo la controversa opera rock Mami di Hillel Mittelpunkt del 1986. A spiccare, oltre alla fotografia, è la colonna sonora, interamente registrata dal vivo. Sono infatti i tradizionali archi e i più moderni sound elettronici a dare ritmo e colore alla narrazione, mentre la macchina da presa indugia a lungo sui dettagli, dalla finestra buia della casa della protagonista al letto di ospedale dove Nissim giace in stato vegetativo.

Peccato che, più che a un film, ciò a cui si ha l’impressione di assistere sia una somma di video musicali privi di collegamento. Non solo. Oltre a essere estremamente frammentata, Red Fields è una pellicola ibrida, che alterna a momenti di grande drammaticità eccessi di surrealismo e di grottesco. Mami scampa a un tentativo di stupro per cadere vittima di un eccentrico professore che conduce esperimenti sul cervello. E da sposa abbattuta ed emarginata si trasforma in una bizzarra leader nazionale, un po’ come il Roger Daltrey protagonista del cult anni Settanta Tommy.

Keren Yedaya, attivista politica oltre che regista, vorrebbe condannare a gran voce la guerra, di cui quella arabo-israeliana è solo un esempio. Lo spettatore, tuttavia, impegnato nel tentativo di dare alla vicenda un filo logico, non coglie per davvero il dramma dei “bloody red fields” che ogni conflitto porta con sé. E più che coinvolto, resta perplesso.

Voto: 1,5/4

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