Serie tv

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Mondi distopici inquietanti e all’insegna dell’aberrazione, futuri (molto) prossimi che ci raccontano come il rapporto tra uomo e tecnologia possa portare alla perdita di umanità. Se Black Mirror, serie antologica creata dal geniale autore-produttore britannico Charlie Brooker, è uno dei cult televisivi più venerati degli ultimi anni è perché il fosco domani ritratto nei suoi episodi autoconclusivi del tutto indipendenti (una formula che richiama alla mente un classico storico come Ai confini della realtà) non è altro che una lettura del nostro presente: iperbolica e ai confini della sci-fi, certo, ma terribilmente verosimile e certamente profetica. Correva l’anno 2011 quando apparve per la prima volta sul piccolo schermo, prodotta dalla rete britannica Channel 4: tre episodi di fulminante intelligenza, cui seguì una seconda stagione nel 2013 (altri tre episodi) e uno speciale natalizio nel 2014. Dopo una pausa, la verve creativa di Broker ha trovato nuovo sfogo grazie all’intervento di Netflix, che ha prodotto una terza annata da sei episodi (la quarta è attesa per il 2017). Plauso al colosso americano dello streaming, che ha regalato al pubblico il doveroso prosieguo di un grande prodotto con una stagione che, per quanto leggermente meno sferzante e convincente delle precedenti, resta un esempio di altissima qualità narrativa e drammaturgica.

Leggi tutto: BLACK MIRROR, la recensione della terza stagione

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“Alla fine dobbiamo tornare tutti da dove abbiamo cominciato”

È stato sottolineato diverse volte, lo stesso Paolo Sorrentino lo aveva dichiarato: The Young Pope è sicuramente una serie tv, ma prima di tutto è un film, e come tale va giudicato. Si potrebbe anche precisare: più che un film è un viaggio, sia per noi spettatori che per Lenny Belardo, divenuto sempre più Pio XIII. La pazienza di ascoltare ciò che il regista e sceneggiatore napoletano aveva da dire durante queste 10 ore è stata ampiamente ripagata con un’opera ambiziosa, ricca e indelebile, con cui è necessario fare i conti e che – ma questo era chiaro sin dalle prime sequenze – è destinata a dividere.

Leggi tutto: THE YOUNG POPE di Paolo Sorrentino, ep. 9-10

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“Il Papa è distratto...”

L’incipit del settimo episodio è metaforicamente e allegoricamente molto interessante: Pio XIII riceve per posta la parte mancante della pipa che conserva gelosamente dal giorno in cui i suoi genitori lo hanno abbandonato all’orfanotrofio di suor Mary. I suoi genitori sono tornati? Lo stanno cercando? Quello che colpisce è quando la pipa viene ricomposta e appoggiata su uno blocco bianco, ricreando un’immagine di magrittiana memoria: Ceci n’est pas une pipe. Ceci n’est pas un Pope. Pio XIII è sempre più in crisi, e il regalo inaspettato è il colpo di grazia al suo tormento, che si fa incessante, mettendo a nudo una fragilità che si contrapone alla sicurezza con cui combatte l’omosessualità nella chiesa e l’aborto, rifiutandosi di finanziare le missioni e mantenendo rapporti tesi con le altre religioni. “Tu sei il dolce Gesù Cristo sceso sulla terra”, gli ricorda suor Mary, nella luce quasi surreale che pervade le inquadrature, in una bellezza formale confermata, che supplisce a qualche vuoto di scenggiatura che inizia ad intravedersi. Eppure, anche nel lutto profondo, non si scompone mai, prega nel profondo silenzio subacqueo della piscina di Castel Gandolfo, in una delle sequenze più significative dei due episodi. Nella crisi, nonostante le accuse di non credere in Dio, Pio XIII rimane saldo nella sua fede, ricordando come il celibato sia fondamentale, in quanto ricorda ai sacerdoti che sono solamente figli di Dio, che mai possono diventare padri, perché non rischino di cadere nella tentazione di sostituirsi all’unico vero Padre.

Leggi tutto: THE YOUNG POPE di Paolo Sorrentino, ep. 7-8

Incoronazione

Due occhi azzurri, un’espressione distaccata e di composta autorevolezza, mista alla fragilità di una donna che a soli 26 anni, nell’immediato dopoguerra, diventa regina del Regno Unito, senza sapere che sarà la più longeva della storia d’Inghilterra. Questa è la Regina Elisabetta II, questa è The Crown.

Leggi tutto: THE CROWN: la recensione della prima stagione

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Dopo un solo episodio è rischioso esprimere giudizi, troppo alto il pericolo di essere smentiti, in un lato o nell’altro. Tuttavia, sembra proprio che Netflix ce l’abbia fatta. Di nuovo. Dopo aver strabiliato con una serie come Stranger Things, dopo aver esplorato con successo diversi mondi di supereroi Marvel, torna a parlare di storia, come già fatto per Pablo Escobar con Narcos, trasferendosi e immergendo lo spettatore nell’Inghilterra del 1947. Più precisamente a Buckingham Palace. Laggiù una giovane ragazza di nome Elisabetta Alexandra Mary sta per convolare a nozze, nel suo destino, la corona. The Crown.

Leggi tutto: THE CROWN: Pilot

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