Serie tv

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Abbiamo girato l'angolo e abbiamo trovato la verità. Forse. Si è chiusa l'undicesima stagione di X-Files, mettendo probabilmente il punto definitivo su una serie in onda per la prima volta 25 anni fa. Dopo la (solo momentanea) conclusione con la nona annata nel 2002, il cult creato da Chris Carter era tornato nel 2016 con sei nuovi episodi, cui ne sono seguiti altri dieci trasmessi quest'anno, in due stagioni-evento che hanno riportato sul piccolo schermo le avventure degli agenti FBI Fox Mulder (David Duchovny) Dana Scully (Gillian Anderson). Ha senso un'operazione revival così ardita, pur in un momento in cui remake e sequel sono ormai all'ordine del giorno? Al di là dell'entusiasmo effettivamente raccolto dai fan (i cosiddetti x-philes) che seguono le indagini paranormali di Mulder e Scully da un quarto di secolo, è onesto constatare che questa X-Files è qualcosa di molto diverso e, ahinoi, inferiore, da quella in onda dal 1993 al 2002, che sostanzialmente aveva rivoluzionato la qualità delle serie tv. Eppure, nonostante tutto, non possiamo fare a meno di consigliarne la visione.

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Ascensore ansiogeno

La Prufrock school è ormai acqua passata, anche se resta il grande caso irrisolto dei fratelli Quagmire: dove sono? Dove li ha portati il Conte Olaf? Intanto, i tre orfani Baudelaire sono stati affidati a una coppia benestante, i coniugi Squalor, che vivono in una cittadina in cui tutto è superficialmente regolato da ciò che è “in” e da ciò che “out”, ma naturalmente il Conte Olaf è pronto con il prossimo travestimento.

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Cosa attende i Baudelaire? Dopo La Sinistra Segheria, che ha chiuso la prima stagione di Una serie di sfortunati eventi con cui Netflix ha portato sul piccolo schermo i romanzi di Lemony Snicket, da oggi è possibile immergersi nuovamente nelle avventure dei tre giovani orfani, alle prese con la fuga dal Conte Olaf (Neil Patrick Harris) e ora rinchiusi in una scuola dall’aria tutt’altro che rassicurante.

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Si potrebbe chiamare “fase due della Marvel/Netflix”, parlando di ciò che accade post Defenders, ed è Jessica Jones ad aprire le danze (Punisher merita infatti un discorso a parte). Tuttavia, come accaduto con i “fratelli maggiori” del grande schermo, anche in questo caso si assiste ad un calo nella qualità – che, a dire la verità, già con Iron Fist e Luke Cage non aveva confermato quanto di buono fatto vedere con Daredevil o con la prima stagione di Jessica Jones – presentando un prodotto che non rende giustizia ad un personagio che meriterebbe ben altra attenzione.

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Anno 2384, il concetto di morte sembra ormai essere superato. La coscienza e tutte le funzioni della vita umana si possono trovare all'interno di una pila, che può essere spostata da un corpo all’altro, chiamato “custodia”. Ci si trova di fronte all’immortalità, in un mondo in cui solo i Mat (Matusalemme) guardano con superiorità le vite dei comuni esseri umani e nutrono particolari servigi, avendo la possibilità di cambiare continuamente le loro custodie. In uno scenario in cui a far da padrone sono prostituzione e corruzione, Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman) viene risvegliato dal suo sonno da un ricco Mat di nome Laurens Bancroft (James Purefoy), per poter risolvere il suo misterioso caso di omicidio.

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