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Cosa dire di Obi-Wan Kenobi che non sia già stato detto e scritto? La serie in sei episodi disponibile su Disney+, nuovo capitolo della lunga saga di Star Wars che la casa di Topolino sta espandendo in ogni direzione possibile e immaginabile ha spaccato il pubblico in due: da una parte i (pochi) sostenitori entusiasti, dall'altra una messe di attacchi e indignazioni da parte della critica e di molti fan. 

A malincuore, pur con tutto il bene per un franchise talmente variegato ed espanso che è lecito attendersi alti e bassi, dobbiamo dare ragione più ai secondi. Partiamo proprio da ciò che non funziona in Obi-Wan Kenobi. Il problema di questa miniserie (che nonostante l'intento iniziale di fermarsi a una sola stagione potrebbe continuare) non è tanto il retcon rispetto alla Trilogia Classica, dal momento che a conti fatti - pur con qualche forzatura - la serie non sembra produrre problemi di continuità così grossi con i film di Lucas. 

Il punto è piuttosto la sciatteria a tratti imperdonabile, talvolta persino inspiegabile, che circonda come una cappa soffocante l'operazione intono a uno dei personaggi più affascinanti e importanti dell'intero universo starwarsiano. Sembra che Disney, al di là dell'eccellente lavoro che Dave Filoni aveva già iniziato in precedenza e sta continuando, non riesca davvero ad affrontare la gestione dei personaggi storici e delle loro vicende, con la giusta dose di rispetto, inventiva, coraggio. Soprattutto, ed è l'aspetto più grave, l'impressione è che il colosso di Burbank, dominatore assoluto dell'entertainment hollywoodiano, si senta tanto forte nel suo "illimitato potere" (citazione che non abbiamo messo a caso) da poterci sottoporre un prodotto dai limiti evidentissimi e persino conclamati, perché tanto - parliamoci chiaro - i fan correranno a guardarsi una serie di Star Wars in ogni caso. E ne parleranno, bene o male, per settimane sui social (come infatti succede). Se gli abbonamenti a Disney+ si impennano o si mantengono alti, se i trend topic impazzano, che importa del calo di qualità di regia e scrittura che da qualche anno a questa parte sta investendo i prodotti americani mainstream in modo mastodontico? 

Così, ecco che la co-protagonista di Obi-Wan Kenobi, la Terza Sorella Reva investita del ruolo di new entry/figura chiave dalla personalità ambigua, si ritrova a essere un personaggio scritto in modo a dir poco raffazzonato, che compie scelte fondamentalmente incomprensibili. 

Ecco che molte scene, anche quelle migliori, vengano risolte in modo spesso assurdo e privo di logica. Per citare l'episodio più eclatante, ci esaltiamo quando Darth Vader arrostisce Obi-Wan nel fuoco, ma il fatto che due minuti dopo lo lasci andare come nulla fosse è qualcosa di semplicemente incongruo. E di esempi come questo ne potremmo fare a bizzeffe, tra espedienti al limite della gaffe e una serie di cantonate di un Darth sempre straordinariamente iconico ma un po' troppo propenso a risparmiare nemici, non per pietà ma semplicemente per buchi di trama (tacciamo sul fatto che lo Star Destroyer Devastator non sappia polverizzare un cargo con l'iperguida rotta, che è meglio). Sul cameo di Liam Neeson, poi, meglio stendere un velo pietoso: lo aspettiamo dal 1999, lo sognamo per mezza serie ed eccolo che arriva quando ce ne siamo ormai dimenticati tutti, senza alcuna utilità ai fini della trama.

Ecco, soprattutto, che il pathos autentico, quello richiesto in una storia di questa portata (Darth Vader/Anakin contro Obi-Wan, un dualismo alla Caino e Abele che ha pochi eguali nella storia della fiction), si affacci qua e là ma per lo più latiti. Molti hanno criticato la sceneggiatura, ma la verità è che le battute interessanti non mancano ("Sono ciò che tu mi hai reso" è già un cult) mentre a pesare in modo ponderante è la regia di Deborah Chow, moscia, senza verve, spesso imbarazzante, incapace di cogliere davvero lo spirito autentico della saga. 

Spiace dirlo ma a peggiorare ulteriormente le cose è il doppiaggio italiano, con quel clamoroso errore sulla parola "padawan" (presto corretta ma, con tutto il rispetto per chi deve doppiare in 24 ore, imperdonabile; va detto che la storia del doppiaggio di Star Wars è zeppa di spropositi sin dal 1977) e soprattutto con la scelta scellerata di far doppiare Vader a Luca Ward. Capiamo l'assenza di Massimo Foschi per sopraggiunti limiti d'età (lo stesso James Earl Jones non ha lavorato direttamente alla serie ma la sua voce è stata ricampionata dalla Trilogia Originale con un sosfisticato sintetizzatore vocale), ma dare a un personaggio così importante una voce tanto riconoscibile e già associata ad altri eroi cinematografici come quella di Ward - ovviamente senza nulla togliere al suo talento straordinario - ha creato paradossalmente un senso di scollamento, snaturando in qualche modo l'icona Vader.

Di positivo, resta comunque la buona performance di Ewan McGregor, che tempo fa rinnegò l'esperienza in Star Wars (ci ha ripensato per soldi?) ma evidentemente si è sempre portato Obi-Wan nel cuore: l'attore scozzese s'impegna al massimo, è affascinante come sempre e regala tutto un misto di umanità, fragilità e compassione al suo Jedi solitario e piegato dalla vita. Poi, è un piacere ritrovare Hayden Christensen, la piccola Vivien Lyra Blair è un amore e risentire la Marcia Imperiale tra le geometrie dark della fortezza di Mustafar è un brivido che non si può cancellare. Le emozioni, però, non bastano a farci sorvolare sulle sbavature. Del resto, probabilmente non è un caso che la scena in assoluto migliore, quella del confronto finale tra Kenobi e Vader con la maschera di quest'ultimo in pezzi, sia la copia conforme di quello tra Darth e Ahsoka in Rebels (con in più uno scambio di battute realmente emozionante e che strappa la lacrimuccia). Ecco, forse il comparto live action di LucasFilm dovrebbe imparare di più dalle serie animate The Clone Wars, Rebels e The Bad Batch, che in questi anni stanno scrivendo un capitolo davvero interessante del franchise (non si pensi che siano solo per ragazzi o nerd accaniti: le consigliamo caldamente a tutti i fan).

In definitiva, Obi-Wan Kenobi ci lascia il sapore dell'occasione sprecata, la sensazione che si potesse fare di più e meglio, e un'immagine che non riusciamo a levarci dalla mente: quella di George Lucas ormai totalmente estraneo alla sua creatura che si gode la pensione e i milioni presi da Disney nel suo Skywalker Ranch, un po' amareggiato e nostalgico, ma al tempo stesso compiaciuto che le critiche a Kenobi e a Gli ultimi Jedi abbiano fatto rivalutare la sua tanto bistrattata Trilogia Prequel.

Voto: 2/4

 

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