deep-state

Nell'oscura battaglia che si combatte ogni giorno tra i servizi di intelligence, chi sono veramente i buoni e i cattivi? È la domanda che, lontano da retoriche e cliché, pone allo spettatore la serie tv britannica Deep State, prima produzione europea dei canali Fox (trasmessa su Sky) e prodotto decisamente interessante del genere spy story. Il protagonista, interpretato da un granitico Mark Strong, è Max Easton, ex agente dell'MI6 ritiratosi a vita privata (dopo aver compiuto missioni non proprio edificanti), ma richiamato in attività per vendicare il figlio Harry (Joe Dempsie), anche lui 007, ucciso durante un'operazione in Iran. Si troverà a indagare su un torbido complotto che fa capo alla Cia, mentre la seconda moglie Anna (Lyne Renée) e le loro figlie verranno perseguitate dagli stessi servizi segreti.

Con un facilmente immaginabile twist narrativo che ribalta le premesse dell'episodio pilota, Deep State si dispiega come un intelligente action che scopre a poco a poco le carte di uno scenario fantapolitico degno di un film di spionaggio anni '70, ma probabilmente più realistico e attuale di quanto non vorremmo credere. Tra Londra, Teheran, Beirut, la Francia e Washington, vediamo abili agenti occidentali compiere assassinii con lucida freddezza, supposti tutori della democrazia dare la caccia a innocenti cittadini, faccendieri e dirigenti dell'intelligence muovere la scacchiera mediorientale per scopi ben lontani dal perseguimento della pace. Se gli unici davvero innocenti sono coloro che stanno fuori da questo complesso gioco di spie, e ne sono vittime, tutti gli altri - protagonisti compresi - sono accomunati dalla medesima amoralità. 

Tesa e avvincente, la serie creata da Simon Maxwell e Matthew Parkhill (già rinnovata per una seconda stagione) ha il pregio di respingere gli stereotipi culturali dominanti (gli anglosassoni buoni, i musulmani/iraniani cattivi) in un complesso intrigo che è anche riflessione sulle dinamiche politiche contemporanee. E pazienza se nel raccontare dei rapporti umani e famigliari Deep State resta più superficiale e meno convincente. Ottimo tutto il cast, con uno Strong perfettamente calato nei panni dell'agente spietato e due volti femminili da tenere d'occhio: Karima McAdams, interprete della tostissima agente Leyla, e Anastasia Griffith, la glaciale villain Amanda Jones.

Voto: 2,5/4

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