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Disponibile su Netflix

1884. Si intrecciano le vicende del criminale Frank Griffin (Jeff Daniels) e del suo giovane pupillo Roy Goode (Jack O’Connell). Il primo è in cerca di vendetta e insieme alla propria banda si mette alla ricerca del secondo, dopo essere stato tradito e ferito. Roy troverà riparo a La Belle, cittadina che a causa di un incidente, è composta quasi praticamente da sole donne. Alle situazioni dei due ex colleghi, si incastreranno anche le storie dello sceriffo Bill McNue (Scott McNairy), in cerca di un proprio riscatto famigliare, e quella di Alice Fletcher (Michelle Dockery), donna decisa e caparbia, che ha come obiettivo quello di proteggere il fuggitivo Roy. Lasciato alle spalle il notevole incipit del primo episodio, Godless si affida alla forza dei sui personaggi per dettare il ritmo di una serie che brilla, ma che nella fase centrale viaggia a luce non costante.

Sulle note di quanto visto in Logan – The Wolverine, il creatore e regista Scott Frank (anche sceneggiatore di Minority Report) utilizza un’ottima fotografia per mettere in risalto il “suo” western, che a tutti gli effetti si può definire un prodotto contemporaneo, originale e innovativo. La scelta di utilizzare lo stile seppia per i flashback giova allo spettatore che non può far altro che godersi maggiormente i fatti, senza forzature dovute a inserimenti di dialoghi. In uno scenario in cui ci si focalizza sulla resa dei conti tra Roy e Griffin e sullo sceriffo Bill alla loro ricerca, chi emerge è Alice Fletcher, capace di diventare, a tutti gli effetti, la protagonista di un palcoscenico che non è ristretto solo ai tre personaggi principali. In passato nel western, la donna veniva solo relegata a ruoli secondari senza mai dotata di una propria personalità: ruoli che il regista decide di cambiare, trasformando il personaggio della Dockery da comparsa a vera e propria protagonista del racconto. Donne che impugnano il fucile, donne che prediligono il rispetto: è anche questa l’arma vincente di un prodotto che dopo aver subito un calo nella fase centrale (dove prevale la concentrazione nel dedicarsi maggiormente alle storie dei singoli personaggi) riemerge in maniera netta e sublime nella sua parte conclusiva. Si giunge a un epilogo che sicuramente lascerà lo spettatore divertito, appagato e con la consapevolezza di aver riassaggiato gli sprazzi del classico western, troppe volte dimenticato e considerato ormai genere passato.

Come per Logan con X-24, anche nella serie prodotta da Steven Soderbergh, il duello finale si svolge in una foresta costernata di alberi, che ha la capacità di tenere incollato lo spettatore allo schermo, in attesa che si compia il tanto atteso atto finale. Non mancano inoltre, citazioni e riferimenti religiosi (la traduzione in italiano del titolo è "senza Dio"), visibili anche nei piccoli contesti, come la sigla d’apertura di ogni episodio. Quasi come se la cittadina di La Belle invocasse un aiuto, per cercare di rialzarsi dal tracollo iniziale, dal quale ne uscirà in maniera decisa, decorosa e determinante, pronta a ricreare una nuova società. Se a tutto questo vanno aggiunte anche le ottime interpretazioni dei personaggi secondari (ad esempio Thomas Brodie-Sangster nel ruolo del baby sceriffo Whitey Winn), non si può che definire Godless un prodotto per piccolo schermo ottimo, interessante e tra i più convincenti dell’ultimo periodo.

“No! No! Ho visto la mia morte e non è questa…”

Voto: 3/4

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