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David Fincher   Netflix   Mindhunter   Se7en   Zodiac   Millennium - Uomini che odiano le donne   L'amore bugiardo - Gone Girl   Criminal Minds  

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“Come possiamo anticipare dei pazzi se non sappiamo come ragionano i pazzi?”

Interrogativo emblematico, pronunciato dall’agente Bill Tench (Holt McCallany) per convincere il suo superiore della bontà dell’idea del suo collega, Holden Ford (Jonathan Groff), il quale ha l’intuizione di interrogare i serial killer per capire come funziona la loro mente, in maniera da poterli studiare e, così facendo, comprenderli. Questa, di fatto, la sinossi di Mindhunter, ultima serie prodotta da Netflix, basata sul libro Mind Hunter: Inside FBI’s Elite Serial Crime Unit, e firmata da David Fincher, che che si occupa anche della regia dei primi e degli ultimi due episodi, sui 10 totali.

Il regista statunitense prova, come ormai diversi suoi colleghi, a cimentarsi con la narrazione sul piccolo schermo, portando con sé tutta la sua esperienza e le sue tematiche autoriali, che in effetti ben si sposano con quanto mostrato nella serie. D’altra parte, dal regista di opere come Se7en (1995), Zodiac (2007), Millennium – Uomini che odiano le donne (2011) e L’amore bugiardo – Gone Girl (2014) era lecito aspettarsi risultati eccellenti: la mente umana e la psiche disturbata e criminale sono sempre state punti cardine della filmografia di Fincher, che con Mindhunter aggiunge un ulteriore tassello a un mosaico di psicopatici. Formalmente impeccabili, i primi due episodi servono allo spettatore come orientamento negli anni ’70 in cui la serie è ambientata, per conoscere l’agente Ford e il suo collega Tench, che costituiscono la più classica delle strane coppie presenti nei buddy movies: giovane idealista il primo, disilluso e burbero il secondo. Ma insieme, funzionano. Fatica a decollare il ritmo del primo episodio, a tratti eccessivamente verboso e con poche sequenze veramente coinvolgenti, ma con il passare dei minuti l’opera acquisisce maggior fascino e sembra davvero che Fincher abbia voluto preparare il terreno per gli episodi successivi, che si preannunciano molto più ricchi di casi e con meno teoria, per poi arrivare lui stesso a concludere tutto il progetto. D’altra parte, esistono già serie crime di ottima fattura come Criminal Minds, per cui era necessario dar vita a qualcosa di differente e l’esperienza di David Fincher in questo senso è fondamentale, in quanto capace di portare sul piccolo schermo tutta la sua eleganza formale, l’essenzialità di sequenze senza eccessi, crude, e per questo, reali.

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