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Twin Peaks  

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Produzione Showtime, in onda su Sky Atlantic

Laura Palmer ha mantenuto la promessa fatta all’agente Cooper. A 26 anni dallo spiazzante finale che (solo apparentemente) chiuse Twin Peaks, la serie che ha riscritto il linguaggio della serialità televisiva è tornata con una terza, attesissima, stagione, in onda su Sky Atlantic. Preceduti da un battage martellante che pure ha mantenuto la totale segretezza su scene e plot, i 18 nuovi episodi del cult di David Lynch e Mark Frost si aprono nel segno della continuità con il passato, con le musiche di Angelo Badalamenti e un’ellissi temporale che ricollega immagini delle prime due annate al cupissimo presente, volto a raccontare “l’odissea dell’agente Cooper di ritorno a Twin Peaks”. 

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Nel frattempo, però, l’orizzonte della fiction sul piccolo schermo è cambiato, nel segno di una complessità e di una ricerca dell’autorialità che affondano le radici proprio nella rivoluzione portata da Twin Peaks nei primi anni Novanta. Ed ecco che Lynch e Frost, in un trionfo di post-postmoderno, spiazzano ancora una volta lo spettatore, travolgendolo in un flusso onirico affascinante e torbido degno di Mulholland Drive o INLAND EMPIRE. Il doppio episodio di apertura intitolato The Return ridimensiona considerevolmente l’aspetto procedurale per ampliare il registro onirico e soprannaturale, in un viaggio nella profondità più oscura del Male e della natura umana. In una destrutturazione totale della trama a favore di una narrazione a frammenti, si moltiplicano i personaggi (con i volti storici scolpiti dalle rughe e dal passare del tempo, affiancati da diverse new entry) e anche i luoghi, che vedono la torbida cittadina di confine alternarsi ad altre location. Tra sanguinosi omicidi, doppelganger assassini, intrecci oscuri e presenze demoniache (con un Bob ben presente nonostante l’assenza dell’attore Frank Silva, morto nel 1995), il cupo ed eccentrico universo lynchiano torna a impossessarsi del piccolo schermo, con un’apertura che risulta folgorante pur con qualche scivolone. Inevitabile, comunque, sospendere il giudizio sino al finale della stagione, che si preannuncia, comunque vada, come l’evento televisivo dell’anno.

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