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Neil Gaiman   American Gods   Shadow   Mr. Wednesday  

American Gods

“Era in prigione da tre anni, Shadow. E siccome era abbastanza grande e grosso e aveva sufficientemente l’aria di uno da cui è meglio stare alla larga, il suo problema era più che altro come ammazzare il tempo. Perciò faceva ginnastica per tenersi in forma, imparava giochi di prestigio con le monete e pensava un sacco a sua moglie e a quanto l’amava.”

Inizia così American Gods, indelebile opera data alla luce da Neil Gaiman nel 2001 e diventata ora una serie tv. Premesso che la difficoltà nel rappresentare visivamente le pagine di un genio come  Gaiman sono già state evidenziate da opere non all’altezza come Stardust e Lucifer – con la sola eccezione del bellissimo Coraline – è altrettanto vero che, almeno da quanto si è potuto vedere nel pilot, la strada intrapresa possa essere quella giusta. A partire da titoli di testa affascinanti e simbolici, che riassumono il tema principale dell’opera: il contrasto tra divinità classiche e ciò che oggi è divenuto divinità, soppiantando la Fede con denaro, droga, gioco d’azzardo e avidità, arrivando a mettere anche un astronauta sul crocifisso, visto che anche l’allunaggio per molti non è mai accaduto, rendendo anch’esso, di fatto, un atto di fede. Believe. Questo dice il bufalo con occhi di fuoco all’incredulo Shadow, incontrandolo in quello che apparentemente sembrerebbe un sogno ma che per l’ignaro ex carcerato sarà solo l’inizio di una realtà incredibile.

L’incipit si discosta apparentemente dall’opera di Gaiman, apliando le poche righe d’introduzione con una sequenza cruda, dura, sanguinolenta ma metaforica di ciò che è il sacrificio da rendere alla divinità nelle credenze passate, ora forse dimenticate e ritenute obsolete e quasi ridicole. Poi, ecco Shadow (Ricky Whittle) in prigione, dove sta finendo di scontare la pena per aggressione e che, di lì a pochi giorni, verrà rilasciato. Uscito di prigione, sull’aereo che dovrebbe portarlo a casa, conosce il misterioso Mr. Wednesday (Ian McShane), che inspiegabilmente conosce tutto di lui: gli offrirà un lavoro e, nonostante l’iniziale riluttanza, Shadow si vedrà costretto ad accettare.

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È un pilot, e come tale giustamente dà solo l’idea di ciò che si potrebbe vedere nei 7 episodi successivi, ma il materiale mostrato è tanto, e, nonostante qualche piccolo intoppo, il tutto sembrerebbe funzionare. È già stato detto di come sia complesso rendere su grande o piccolo schermo tutto il talento visionario di Neil Gaiman, ma la fotografia è ben curata – ricca di colori accesi alternati al buio più cupo – e coadiuvata da una discreta regia (con qualche ralenty di troppo) con una sceneggiatura che scorre fluida, tra sequenze riproposte fedelmente e riadattamenti personali del regista, che ha comunque lavorato sotto la supervisione dello stesso autore. In particolare il lavoro fatto su Shadow e Mr. Wednesday sembra davvero ottimo, con scelta di casting azzeccata e gli attori in ottima forma che regalano interpretazioni sfaccettate di personalità complesse e tutt’altro che piatte o banali. Traspare infatti tutta la mancanza di Fede di Shadow, uomo capace di credere solo in ciò che vede e che conosce, contrapposta alla personalità intrisa di mistero di Mr. Wednesday.

Natuaralmente tutto ciò che si è visto fin’ora è semplicemente un assaggio, un’introduzione a ciò che è la vera storia, la trama intricata e tanto interessante concepita dalla penna di Neil Gaiman. Ora non resta che aspettare. E avere Fede. Believe? 

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