Iron Fist

Disponibile su Netflix

Piedi nudi, tuta grigia ormai consumata dal tempo, barba incolta e passo deciso, con musica hip hop che spinge nellemorecchie veicolata da un iPod quantomai datato. Il tutto, in pieno centro di New York. Si presenta così, nella sua prima sequenza, Danny Rand (Finn Jones), che si reca nel palazzo che fu sede di lavoro di suo padre e del suo socio in affari, Harold Meachum, per riprenderne possesso, dopo 12 anni di assenza dalla città che ormai lo crede morto. Ad accoglierlo, il figlio di Harold, Ward (Tom Pelphrey), che non crede al fatto che lui sia veramente chi dice di essere e che, quando scopre la verità, cerca di ucciderlo.

Accadono molte cose nel primo episodio dell’ultimo defender apparso su Netflix, Iron Fist, che apre definitivamente le porte per il crossover che tra pochi mesi vedrà protagonisti anche DareDevil, Jessica Jones e Luke Cage. Da un pilot – anche se, con Netflix, parlare di pilot è quasi anacronistico – si sa che è difficile e sempre prematuro dare un giudizio, che sia estetico o a maggior ragione contenutistico, per cui è giusto prendere comunque le distanze da qualsiasi opinione espressa, con la consapevolezza che potrebbe essere ribaltata nel giro di pochi episodi. Comunque. Sulla qualità visiva i dubbi erano francamente pochi a priori, e ancora una volta Netflix conferma la sua enorme attenzione all’aspetto fotografico, regalando anche inquadrature particolari, pur senza eccedere e limitandosi quasi nelle sue potenzialità, soprattutto alla luce di quanto fatto vedere con le serie Marvel precedenti, Daredevil su tutte. Non ci sono virtuosismi, movimenti di macchina particolari, dialoghi pungenti, e anche se poche sequenze di combattimento risultano quasi finte nel loro svolgersi, poco convincenti e sbrigative, irreali e lontane dalla verosimiglianza cui siamo stati abituati nelle produzioni precedenti, con le quali è impossibile non misurarsi, ormai. Inoltre, per un protagonista che fa delle arti marziali orientali il suo potere cardine, è lecito aspettarsi di più. Eppure tutto fila liscio, la trama è ben strutturata e riesce a mostrare alcune tessere di un mosaico che sappiamo tutti andrà pian piano a comporsi e solo in quel momento si potrà esprimere un giudizio pienamente consapevole. Per ora, è giusto godersi il primo episodio, poi gli altri 12, con l’attenzione, inevitabilmente, già proiettata a Defenders.  

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