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Disponibile su Netflix

Dopo la prima sorprendente coppia di episodi di Una serie di sfortunati eventi, già dall’adattamento del secondo romanzo di Lemony Snicket si iniziavano ad intravedere scricchiolii di sceneggiatura e mise en scene che, con La funesta finestra, si rendono evidenti e, talvolta, imperdonabili. Gli eventi narrati cominciano, come di consueto, con una sigla introduttiva ed esplicativa di ciò che lo spettatore dovrà aspettarsi dalla trama, spiegata dagli interventi extradiegetici di Lemony Snicket: i Baudelaire sono affidati alla zia Josephine (Alfre Woodard), una donna colpita da fobia per qualsiasi cosa e che vive in una casa traballante in cima ad una scogliera sul Lago Lacrimoso. Naturalmente, il Conte Olaf non tarderà ad arrivare.

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Lo schema narrativo è semplice, ripetitivo per ogni episodio, ma efficace se lo si pensa come adattamento fedele ai romanzi. Sono le scelte che si discostano dai testi originali a lasciare perplessi, una perplessità che potrebbe chiamarsi curiosità, se non fosse che i presagi sullo sviluppo dell’idea inesistente nei libri non siano per nulla buoni. Esteticamente, inoltre, c’è ormai solo un richiamo alle fiabesche luci che portavano alla memoria Wes Anderson e Tim Burton: alcune sequenze sono abbastanza approsimative e la realizzazione lascia spesso a desiderare. Qualche momento riuscito c’è, se lo si guarda senza troppe pretese potrebbe anche funzionare, ma da una serie Netflix ci si aspetta sempre l’eccellenza che, in questa coppia di episodi, non arriva.

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Sempre convincenti i fratelli Baudelaire, come del resto il signor Poe, capofila delle pessime figure adulte tratteggiate nei libri e negli episodi precedenti, mentre Neil Patrick Harris è il chiaro valore aggiunto di tutta la produzione. Lo stesso, purtroppo, non si può dire di Alfre Woodard, anche se viene da domandarsi dove finiscano i demeriti dell’attrice e dove comincino quelli degli sceenggiatori: dopo qualche simpatica sequenza dove la zia dimostra tutte le sue paure, ben presto il personaggio si trasforma in una macchietta senza spessore, grottesca senza fascino, quasi ridicola, senza volerlo. C’è comunque attesa per i due episodi finali, con la speranza che possano risollevare l’opera e riportarla al livello mostrato con Un infausto inizio. Altrimenti, guardare altrove diventerà necessario. 

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