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Benedict Cumberbatch   Sherlock   Martin Freeman   Sherlock Holmes  

Sherlock The Lying Detective

E ora, come si può resistere fino a lunedì prossimo? Il secondo episodio della quarta stagione di Sherlock, The Lying Detective, porta con sé tanti interrogativi, elevato tasso di curiosità, il tutto solo dopo aver metabolizzato lo shock.

Risolto il caso dei sei busti di Margareth Thatcher, e soprattutto dopo i terribili eventi che hanno concluso il primo episodio, Sherlock Holmes e John Watson vivono il dolore in solitudine, ognuno a suo modo. Sherlock, tuttavia, decide di accettare un caso presentatogli in maniera confusionaria da una misteriosa ragazza che dice di essere la figlia di un serial killer. Dove si nasconde la verità?

Scorre tutto in bilico tra realtà e immaginazione, The Lying Detective, che lascia subito intendere come il cambio di passo rispetto all’episodio precedente sia netto, sia in termini di montaggio, che di sceneggiatura: senza soste, rapido, a tratti geniale. Ma se sul talento di Benedict Cumberbatch è già stato scritto (giustamente) in ogni occasione possibile, questa volta è Martin Freeman a rubare la scena, regalando un’interpretazione intensa e ricca di sfumature, in grado di mettere in ombra uno Sherlock Holmes volutamente in sordina, nasconsto dietro una ricercata patina di esagerazione. Maschere. E morte, ancora una volta, ma declinata in maniera differente rispetto a quanto fatto in The Six Thatchers. All’apparenza leggero entertainment, capace di regalare anche risate e sorrisi, la quarta stagione di Sherlock si conferma invece come una delle più cupe, con questo episodio come cardine e punto di svolta, forsennato nel suo ritmo frenetico che lascia allo spettatore due finali: uno che potrebbe anche essere prevedibile, dietro al quale si nasconde l’inaspettato. Gli sceneggiatori giocano bene le loro carte, dosando gli elementi a disposizione creando la giusta alchimia per rinnovare l’interesse degli spettatori, elevando ulteriormente il livello qualitativo, riportandosi al livello delle stagioni precedenti: la crisi dell’eroe che sfugge alla macchietta di arrogante e supponente detective riscoprendosi umano è una scelta ottima, per citare la più evidente.

Il countodown è iniziato, ma ingannare il tempo in attesa del gran finale non sarà semplice.  

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