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Benedict Cumberbatch   Sherlock   Martin Freeman   Sherlock Holmes   Arthur Conan Doyle  

 

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Miss Me?

Che sia Moriarty a chiederlo a Sherlock o lo stesso Sherlock a chiederlo allo spettatore, poco conta. Dopo 3 anni dall’ultima stagione – con lo speciale L’Abominevole sposa lo scorso gennaio nelle sale, per addolcire l’attesa – Netflix riporta in Italia una delle serie più celebrate e meglio riuscite degli ultimi anni, augurando di fatto un 2017 televisivo come meglio non si potrebbe.

Dunque: Miss Me? Moriarty aleggia sin dalle prime sequenze del nuovo episodio, salvo tornare nell’ombra come un mistero perennemente irrisolto ma che lavora sottotraccia per riaffiorare all’improvviso nella mente inarrestabile del detective che, annoiato, decide di dedicarsi ai casi solo via sms e twitter, risolvendoli con arrogante supponenza. Ad attirare la sua attenzione, una serie di busti di Margareth Tatcher che vengono distrutti a Londra. Che sia davvero Noriarty a nascondersi dietro questi eventi?

Ipnotico, irrequieto, iperattivo e mai banale, grazie ad un montaggio impeccabile e fiore all’occhiello di questo primo episodio, Sherlock inizia la quarta stagione partendo proprio dagli eventi che avevano portato alla forte conclusione dell’ultima, dando nuovo ossigeno ai fan rimasti in sospeso dopo un finale tanto evocativo. Una regia senza sbavature e che ancora ha desiderio di stupire lo spettatore con i suoi tratti ormai iconici (sms scritti sullo schermo accanto ai volti, schermi del cellulare proiettati, un montaggio maniacalmente perfetto e a favore del ritmo narrativo) e che vivono comunque di una nuova freschezza, forti di una sceneggiatura solida, dove, tuttavia, qualche piccola perplessità non manca. The Six Thatchers è un episodio circolare, intriso di morte e di impossibilità di sfuggire al destino, talvolta apparentemente confusionario, come una serie di pezzi di un mosaico sparsi che solo alla fine trovano il loro ordine. In questo quadro, a giganteggiare è ancora una volta Benedict Cumberbatch, che regala un’altra performance degna del suo talento, alternando momenti di lenta riflessione alla frenetica e inarrestabile superbia che esplode dalle sue labbra incontenibili, specchio di una mente incapace di frenarsi. Non mancano colpi di scena e sequenze memorabili, anche se non si arriva a toccare le vette raggiunte dalle stagioni precedenti, lasciando forse troppo spazio allo scontro fisico più che al ragionamento e alla risoluzione psicologica degli eventi. Ma si tratta del primo episodio, un bentornato di elevatissima qualità che non può che lasciar ben presagire per i prossimi due appuntamenti.

Miss him? 

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