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“Alla fine dobbiamo tornare tutti da dove abbiamo cominciato”

È stato sottolineato diverse volte, lo stesso Paolo Sorrentino lo aveva dichiarato: The Young Pope è sicuramente una serie tv, ma prima di tutto è un film, e come tale va giudicato. Si potrebbe anche precisare: più che un film è un viaggio, sia per noi spettatori che per Lenny Belardo, divenuto sempre più Pio XIII. La pazienza di ascoltare ciò che il regista e sceneggiatore napoletano aveva da dire durante queste 10 ore è stata ampiamente ripagata con un’opera ambiziosa, ricca e indelebile, con cui è necessario fare i conti e che – ma questo era chiaro sin dalle prime sequenze – è destinata a dividere.

 

Gli ultimi due episodi, in tal senso, sono la chiusura del cerchio aperto con quell’udienza onirica e provocatoria, dalla quale Pio XIII, coi fatti, ha più volte preso le distanze. Ed ecco che allora nell’episodio 9 la luce accecante lascia spazio all’oscurità, alla cupa mestizia che aleggia attorno ai ricordi del Papa, ma soprattutto al peccato dei sacerdoti pedofili, un peccato esplicitato, sanzionato e dal quale non è più possibile nascondersi, o tornare indietro. È come se, arrivati al termine della serie, fosse venuto il tempo della concretezza, più che delle parole e della retorica, ed è in questo modo che Sorrentino decide di impostare l’episodio, basandolo sui fatti, belli o deprecabili che siano, per lasciare allo spettatore qualcosa di concreto, che vada oltre le parole. Il regista cerca di smuovere i pensieri, stimolando domande, ponendo dubbi su questioni delicate e irrisolte, ma che è comunque giusto non dimenticare e non abbandonare: la pedofilia, l’omosessualità e il fatto che questi due termini non siano sinonimi, come spesso invece vengono erroneamente presentati. Nel buio, tuttavia, c’è speranza e spiraglio di luce, ancora una volta magistrale e simbolica nel miracolo del giovanissimo Lenny, che per la prima volta racconta del suo passato con emozioni finalmente visibili su un volto – quello ricco di bellezza e fascino di un Jude Law in stato di grazia – che fino ad ora aveva solo regalato rabbia e sorrisi sprezzanti.

“Della mia infanzia ricordo solo che un giorno non c’era più”

Una frase che riassume bene le basi su cui si fonda il pontificato di Pio XIII, fatto di assenza che si fa presenza ossessiva, che diventa un fantasma di rifuggire, una ricerca che incute timore e che per questo non viene affrontata. Fin’ora. Lenny Belardo è in cammino, procede lentamente dietro la corazza sollevata da Pio XIII per riuscire a trovare un senso alla sua esistenza e alla sua Fede, vedendo in Dio lo specchio dell’abbandono dei suoi genitori nei suoi confronti, rendendolo quindi diffidente verso gli esseri umani e totalmente proiettato verso l’Altissimo, a cui, dice, non crede. Lo aveva dichiarato lui stesso nel primo episodio, “Sono una contraddizione”, e così si conferma, anche se forse sarebbe meglio sottolineare come quello del Papa sia uno stato di confusione dovuto alla grossa ricerca che sta compiendo dentro e fuori di sé, per trovare i suoi genitori e con loro la serenità e la Fede che appare perduta. Lo è davvero? Sorrentino pone dubbi e sta allo spettatore non fermarsi alla prima immagine regalata dal regista per dare delle risposte. Come il Papa, anche noi siamo chiamati a scavare nell’incantevole retorica (visiva e verbale) dell’opera, che vede la bellezza estetica dei quadri contrapposta al marcio che spesso viene portato a galla dall’intreccio. Senza pietà. Fin’ora. Ma dal passato di Lenny Belardo non arriva solo il silenzio assente dell’abbandono, ora è tempo di far arrivare anche l’amore.  

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“Dio è una linea che si apre”

Apparentemente blasfema e sicuramente provocatoria, la serie ha invece in sé una forte componente spirituale e una cristianità talvolta celata, altre volte più evidente, ma innegabilmente profonda e mai banale. In questo si trova la forza dell’opera di Sorrentino, coraggioso nel toccare temi delicati (“Chi ha detto che un uomo non può amare Dio e allo stesso tempo amare una donna?”, “L’aborto è una chiusura della vita”) e scottanti (“Il moderno lassismo che vuol trasformare in diritti i peccati”), mostrando il marcio all’interno del Vaticano, dando un significato emzionante ad ogni singolo evento narrato, concluso in un finale a tratti toccante. Intellettualmente stimolante, The Young Pope riesce a stordire e meravigliare nel suo rigore estetico e nel visionario talento del regista, che con quest’opera ha potuto dare libero sfogo a tutta la sua creatività, in primis di scrittore, regalando personaggi completi, sfaccettati e veri, vivi. Tra questi, e non è un caso che faccia la sua apparizione proprio ora, anche Dio, l’Onnipotente assenza che ci ha accompagnato lungo tutto l’arco narrativo, mostrata solo con diverse crocifissioni e che solo alla fine compare negli occhi e nelle parole del Pontefice. Tuttavia è Maria la figura spirituale per eccellenza nella serie: pregata, amata, mostrata nell’arte e nelle lacrime di preghiera sincera, madre di Dio e vera madre per Lenny, orfano cresciuto da suor Mary.

Sembra che Paolo Sorrentino sia già al lavoro per una seconda stagione. “Sorridete. Sorridete.”

Voto: 3,5/4    

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