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Paolo Sorrentino   Jude Law   The Young Pope   Diane Keaton   Silvio Orlando   Pio XIII  

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“Il Papa è distratto...”

L’incipit del settimo episodio è metaforicamente e allegoricamente molto interessante: Pio XIII riceve per posta la parte mancante della pipa che conserva gelosamente dal giorno in cui i suoi genitori lo hanno abbandonato all’orfanotrofio di suor Mary. I suoi genitori sono tornati? Lo stanno cercando? Quello che colpisce è quando la pipa viene ricomposta e appoggiata su uno blocco bianco, ricreando un’immagine di magrittiana memoria: Ceci n’est pas une pipe. Ceci n’est pas un Pope. Pio XIII è sempre più in crisi, e il regalo inaspettato è il colpo di grazia al suo tormento, che si fa incessante, mettendo a nudo una fragilità che si contrapone alla sicurezza con cui combatte l’omosessualità nella chiesa e l’aborto, rifiutandosi di finanziare le missioni e mantenendo rapporti tesi con le altre religioni. “Tu sei il dolce Gesù Cristo sceso sulla terra”, gli ricorda suor Mary, nella luce quasi surreale che pervade le inquadrature, in una bellezza formale confermata, che supplisce a qualche vuoto di scenggiatura che inizia ad intravedersi. Eppure, anche nel lutto profondo, non si scompone mai, prega nel profondo silenzio subacqueo della piscina di Castel Gandolfo, in una delle sequenze più significative dei due episodi. Nella crisi, nonostante le accuse di non credere in Dio, Pio XIII rimane saldo nella sua fede, ricordando come il celibato sia fondamentale, in quanto ricorda ai sacerdoti che sono solamente figli di Dio, che mai possono diventare padri, perché non rischino di cadere nella tentazione di sostituirsi all’unico vero Padre.

“Voleva trascinare la Chiesa al punto di partenza. E in origine questa era la tomba di Pietro”

Questa la Chiesa di Pio XIII, che ha cancellato il rapporto dei sacerdoti con i fedeli, che ha allontanto le persone dalle chiese, ormai vuote, intrise di riti vetusti e desueti. In Vaticano, intanto, proseguono le trame e gli intrighi per cercare di allontanare il Papa, e a tirare le fila ci sono anche persoanggi totalmente inaspettati. Per dirla con le parole degli stessi personaggi, è “una Chiesa che perde tempo, che ozia”, mentre il suo Papa è concentrato sul vuoto interiore causato dall’abbandono dei suoi genitori. Voiello, intanto, è altrettanto combattuto tra il tifo per il Napoli, il desiderio di agire per il bene della Chiesa e il suo tornaconto personale: è una figura mutevole, che si conferma tra le più interessanti dell’intera opera. Ancora una volta, comunque, la spiritualità della Chiesa di cui ci racconta Sorrentino è da ricercarsi nelle figure femminili, che siano la Madonna della giungla, che sia la beata Juana Fernandez, la “Sancta Maria Mater Dei” pregata dal Papa o le suore missionarie, da cui Pio XIII decide di recarsi, nello stupore generale, in un viaggio che mostrerà lati inaspettati sia del pontefice che del luogo di missione.

“Ho visitato il vostro paese e ho visto i morti, ho visto il sangue, la fame, la sete e la povertà...”

Esordisce così Pio XIII nel discorso di commiato dopo il viaggio nel villaggio missionario di suor Antonia, in Africa, sulle note di una simbolica e renterpretata Halo. Questo il centro assoluto delle due ore di The Young Pope, che proprio quando sembrava aver esaurito le risorse, ristagnando su tematiche già toccate diverse volte negli episodi precedenti, si rivolleva improvvisamente, riportandosi sui livelli ammirati e apprezzati soprattutto nelle prime ore. Intenso, Paolo Sorrentino tralascia il Vaticano e gli intrighi di potere per trasferire le vicende in Africa, tra il folclore delle danze e la morte che si presenta ai lati delle strade impoverate che congiungono i villaggi, nell’assoluta povertà. La contraddizione tra la sofferenza e la gioia, l’agghiacciante realtà di poveri ragazzi che sono cotretti a leccare la condensa sui vetri, la notte, per poter avere qualcosa da bere. Sorrentino mostra tutto, nell’impeccabile formalismo capace di trasformarsi in verismo, anche solo per un fugace attimo, decisivo, che rispecchia la disperazione del continente africano. Il discorso di Pio XIII trasuda cristianità, compassione e umanità, la saggezza di un pontefice giovane, che ancora una volta dimostra di essere imprevedibile. “Siamo tutti colpevoli per la guerra e della morte, sempre, così come possiamo essere colpevoli della pace”, stralcio di un monologo che ancora una volta conferma l’abilità di sceneggiatore di Sorrentino, che raggiunge quello pronunciato da suor Mary nel primo episodio, una qualità dino ad ora mai più toccata.

La conclusione dell’episodio 8, dell’ottava ora del lunghissimo film di Paolo Sorrentino, lascia ben sperare per le ultime due, conlusive di un’opera che non può lasciare indifferenti. È quasi tempo di bilanci, è quasi tempo di giudizi, ma senza fretta: c’è una settimana per pensare agli stimoli visivi e intellettivi che The Young Pope ha offerto e regalato, ancora una volta.

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