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Incoronazione

Due occhi azzurri, un’espressione distaccata e di composta autorevolezza, mista alla fragilità di una donna che a soli 26 anni, nell’immediato dopoguerra, diventa regina del Regno Unito, senza sapere che sarà la più longeva della storia d’Inghilterra. Questa è la Regina Elisabetta II, questa è The Crown.

Netflix, ancora una volta, raccontando storie racconta la Storia, adattando la narrazione ai fatti storici e viceversa, scegliendo il tono e la regia adatti, con la massima cura. Se in Narcos a prevalere erano il linguaggio in codice del cartello di Medellìn, il sangue e una fotografia cruda e spietata, con The Crown si scelgono, come giusto che sia, la delicatezza delle immagini e il garbo nella narrazione, concentrandosi sulla donna Elisabetta, prima che sulla regina, senza tralasciare gli importanti fatti storici che ne hanno influenzato i primi anni di governo. Ad esempio, il Grande Smog, catastrofe del 1952 con la quale Elisabetta deve fare i conti dopo pochi mesi di governo, protagonista del 4° episodio. Si decide di indagare nel passato della giovane regina, tramite flasback ben posizionati lungo tutto l’arco narrativo, che in 10 ore copre quasi 10 anni, partendo dal matrimonio con Filippo, avvenuto nel 1947, fino a poco tempo dopo le dimissioni di Winston Churchill (episodio 9), nel 1955. Claire Foy, quasi esordiente, è convincente nella sua apparentemente algida e fragile interpretazione, che racchiude in sé l’anima di una donna forte e sicura di sé, combattuta tra i doveri istituzionali e gli affetti familiari, in cui è emblematico il celebre e discusso caso delle nozze negate alla sorella Margaret. Sfaccettata e mai piatta, la regina di Claire Foy è un personaggio che si evolve con lo svolgersi della trama che, dopo i primi episodi di presentazione e di traballante insicurezza, si trasforma nell’emblematica e autorevole regina che tutti conosciamo, anche se il prezzo da pagare sarà alto.

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Tutto ruota intorno ad Elisabetta, e sicuramente anche gli altri personaggi sono costruiti in maniera oculata e attenta: in primis Filippo, intepretato da Matt Smith, celeberrimo undicesimo Doctor Who, il principe che “fatica ad accettare di vivere nell’ombra” di una regina che lo ama, ma che, per il suo ruolo, lo confina in secondo piano: è esplicitato al termine del primo episodio, sarà chiaro ed evidente nei successivi. La coppia, comunque, funziona in maniera egregia: merito dell’ottimo lavoro svolto da entrambi gl interpreti. O anche Winston Churchill, totale protagonista del 9° episodio ma che anche nei precedenti avrà un ruolo determinante, ben interpretato da John Lithgow. Chiudendo con la ribelle sorella Margaret (Vanessa Kirby), di cui si racconta del suo difficile e travagliato rapporto con Elisabetta, con un passato non semplice alle spalle e con un futuro sentimentale tutt’altro che roseo.

The Crown Deck

Altamente rischioso, The Crown si rivela un vero e proprio gioiello nel suo genere, grazie ad una sceneggiatura lodevole e ad un’ottima cura in sede di fotografia e montaggio. A palazzo ci sono intrighi, c’è brama di potere, ci sono interessi e c’è la diplomazia. Ma soprattutto, dal 1952, a palazzo c’è Elisabetta II, che si rivela presto in grado di tenere a bada tutte queste scomode dinamiche sotto il suo controllo, senza mai dimenticare le buone maniere. La seconda stagione è in produzione, l’attesa non può che essere altissima.

Voto: 3/4

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