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thecrown

Dopo un solo episodio è rischioso esprimere giudizi, troppo alto il pericolo di essere smentiti, in un lato o nell’altro. Tuttavia, sembra proprio che Netflix ce l’abbia fatta. Di nuovo. Dopo aver strabiliato con una serie come Stranger Things, dopo aver esplorato con successo diversi mondi di supereroi Marvel, torna a parlare di storia, come già fatto per Pablo Escobar con Narcos, trasferendosi e immergendo lo spettatore nell’Inghilterra del 1947. Più precisamente a Buckingham Palace. Laggiù una giovane ragazza di nome Elisabetta Alexandra Mary sta per convolare a nozze, nel suo destino, la corona. The Crown.

Marchio di fabbrica Netflix, i titoli di testa, con cui si immerge lo spettatore nelle atmosfere che respirerà nel corso dell’opera. Non fa eccezione The Crown: delle gocce dorate si elevano verso l’alto, creando evoluzioni che pian piano si trasformano in maglie, presto intrecciate tra loro, con la macchina da presa che inizia a muoversi tra diamanti e diademi, a formare la corona reale. Convincente, nella sua semplicità. Il pilot segue questa linea, ricreando l’atmosfera britannica, grazie a una fotografia di ottima qualità e ai costumi d’epoca ben curati, che permettono allo spettatore di trovarsi immediatamente inserito a palazzo reale, con Re Giorgio VI gravemente malato e un matrimonio combinato tra sua figlia Elisabetta (convincente la quasi esordiente Claire Foy) e Filippo (Matt Smith), che tra le promesse matrimoniali fa inserire un fastidioso “per amarti, onorarti e obbedirti”. Lei lo guarda, in una delle sequenze formalmente ed esteticamente migliori, trattenendo le lacrime, conscia di un matrimonio d’interesse, che ha le sue fondamenta nell’ipocrisia. Pathos e Storia si fondono in un intreccio appassionante e convincente, a partire da uno script dal forte rischio biopic pedante e senza ritmo, e invece gestito con eleganza, coinvolgendo lo spettatore, grazie ad una buona scelta delle musiche. Il guizzo finale del discorso tra Re Giorgio VI e Filippo, intenso e credibile nel mettere la Regina sempre al primo posto, è il punto più alto raggiunto nei primi 56 minuti di un’opera di 10 puntate che si preannuncia memorabile. 

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