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I primi due episodi circolari (apertura del primo con udienza onirica che dalla pioggia passava al sole e chiusura del secondo con la prima udienza reale che dal sereno portava al temporale) hanno lasciato in consegna un Papa duro, dispotico, monarchico e assolutista, privo di qualsiasi pietà o scrupolo, con il popolo dei fedeli basito di fronte alla Basilica di San Pietro.Da qui riparte il pungente Sorrentino, da qui riprende Pio XIII, in primissimo piano, mentre, calmo e freddo, sostiene di non credere in Dio e di essersi illuminato da solo. 

"Illuminami!"

La luce cambia, la sequenza successiva, in cui il Papa, in ginocchio, colpito da un fascio luminoso che penetra dalla finestra, chiede perdono a Dio, chiede che lo illumini, chiede che venga tolto dal suo ruolo se il Signore lo ritiene giusto per il male da lui compiuto nei pochi giorni da Pontefice. Un uomo in crisi. Un uomo. Illuminazione sembra essere la parola chiave del terzo episodio, con la luce come estrema protagonista nell’ennesimo saggio del talento visivo di Paolo Sorrentino, che, come di consueto, mantiene elevatissimo il livello tecnico delle inquadrature, dando vita a dei veri e propri quadri artistici, a delle opere nell’opera. La luce gioca quindi il ruolo principale: divina, illuminante e accogliente nei ricordi, ma anche fastidiosa, accecante, contrapposta all’oscurità dei fantasmi della memoria che tormentano Pio XIII: Sorrentino, si sa, non lascia nulla al caso. Tanto umano e poco spirituale – e a tratti forse eccessivo – il clero rappresentato in The Young Pope, dove la pietà trova spazio solamente nelle figure femminili, o in pose simboliche di evidente e raffinato richiamo michelangiolesco.

“Un Papa non è altro che un sovrano assoluto”

Il regista tocca argomenti delicati, solo abbozzati nei primi episodi, e ora più approfonditi, come i casi di pedofilia che hanno provocato scandalo nella Chiesa, o l’omosessualità, il tutto dall’ottica di un Papa che si dimostra sempre più detestabile nel suo ruolo, apertamente dichiarato. Jude Law si conferma convincente nei panni di un Pio XIII arrogante e presuntuoso, quantomai deciso a portare avanti il suo progetto, che sembrerebbe quello di riportare la Chiesa ai tempi dello Stato Pontificio, dove aveva seguito grazie al timore che incuteva sui cittadini, grazie al potere terreno, perso a causa della tolleranza e dell’accoglienza. “Il nostro Francesco va in tutt’altra direzione...” ha precisato Paolo Sorrentino in un’intervista, ricordando che il Papa sullo schermo nulla ha a che vedere con quello reale. È un Papa giovane, ma che “ha idee vecchie”, come gli viene fatto notare, osservazione cui lui risponde: “Sono un orfano”, ossia non è mai stato davvero bambino. Pio XIII, incapace di rispondere alle domande sulla sua vocazione, ricorda come “Dio sgomenta perché fa paura” e che il Signore sia da ricercare nella sofferenza, ma, soprattutto: “l’assenza è presenza, sono le fondamenta del mistero, quel mistero che voglio sia al centro della mia Chiesa”. Dio, prima dell’uomo. Ma lui, il Papa, uomo, davanti a Dio. Contradditorio e umano, il Papa di Sorrentino è una figura intricata e complessa, arido all’apparenza ma capace di slanci di forte umanità e compassione, nelle sue lacrime in preghiera o nella sequenza del battesimo, di delicata sensibilità.

"Finché si è capaci di intendere e di volere si è condannati al peccato"

Parole del segretario di Stato, il cardinal Voiello, una figura capace di paragonare la fede matrimoniale a quella calcistica, di insabbiare scandali, di ricattare gli altri cardinali e di provare a fare da burattinaio per le sorti della Chiesa ma, allo stesso tempo, colto in momenti di tenerezza con il giovane Girolamo, il ragazzo disabile e unico senza peccato. La Chiesa rappresentata in questi primi episodi è immersa nel peccato (forse eccessivamente provocatorio?), con gochi di potere e trame sempre più intricate che raccontano di un clero umano e sottomesso alle passioni della carne, peccaminoso, in profonda crisi. Il peccato e la sofferenza sono infatti i protagonisti del quarto episodio, come la luce lo è stato del terzo: che siano per un figlio che non può arrivare o per una persona cara che muore, le lacrime e la tristezza colmano i cuori di alcuni dei personaggi, ma sono sofferenze che vengono accolte come strumento per arrivare al potere (da Voiello) o come critica eccessiva per insegnamento di dottrina cristiana (da Pio XIII). Eppure, è in queste sofferenze che passano i primi spiragli di pietas e di compassione, di slancio positivo verso il prossimo e verso l’alto.

“Santo Padre, mi insegnerebbe a pregare?”

A questa domanda, Pio XIII risponde rivolgendosi subito a Maria, “Madre dei miracoli, che intercede per noi”, aggiungendo che “la preghiera non deve essere un elenco di richieste, ma un’occasione di riflessione”, elevando il suo pensiero ad un’alta spiritualità, in opposizione ai deprecabili atteggiamenti totalitaristici. Se Dio è quasi assente, dunque, lo stesso non si può dire per la Madonna, rappresentata sia nella Pietà, che in diverse statue, con particolare devozione a quella di Lourdes. Ma soprattutto, la subdola espressione di Voiello, “la Chiesa è femmina”, viene ribaltata ora in positivo, mostrando le suore – luminose e vestite di bianco, quasi come angeli – come uniche figure immacolate e devote, senza peccato, pure, riprese sempre in atti di bontà e altruismo. Potrebbe poi smentire nei prossimi episodi, ma è un tema che prosegue il discorso iniziato con La Grande Bellezza, dove la spirituralità e la saggezza della Santa erano chiaramente contrapposte al distratto materialismo culinario del cardinale.

Sorrentino trova spazio anche per una critica sociale alla televisione come veicolo di programmi spazzatura che propinano falsi miti e ciarlatani in nome dell’audience, in una parentesi dal Vaticano che riporta ad una crisi culturale di cui spesso il piccolo schermo è veicolo. Un piccolo schermo che è teatro di questo lungo film in 10 atti, di cui si è quasi a metà strada e sul quale è ancora difficile sbilanciarsi per un giudizio che possa essere assoluto. La serie, come i suoi personaggi, sta mostrando lati differenti sequenza dopo sequenza, passando dalla critica spietata a inquadrature e dialoghi intrisi di cristiana spiritualità, il tutto, e questa per ora è l’unica certezza, con una qualità estetica e di sceneggiatura di alto livello. Sorrentino ha dichiarato di essersi relazionato all’opera come a un lunghissimo film: sospendiamo il giudizio, godendoci il viaggio, con la curiosità di sapere dove porterà. 

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