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Gabriele Del Grande   Io sto con la sposa  

io-sto-con-la-sposaUscito lo scorso 9 ottobre dopo il passaggio alla Mostra di Venezia, il documentario Io sto con la sposa è diventato un caso cinematografico che sta riempiendo le sale d’essai e le rassegne di tutta Italia, un piccolo miracolo artistico i cui confini trascendono la dimensione filmica stessa. La pellicola racconta la storia di un gruppo di amici italiani e arabi che scelgono di aiutare cinque rifugiati siriani a raggiungere la Svezia partendo da Milano, compiendo una vera e propria impresa: un viaggio in auto attraverso mezza Europa, durante il quale i protagonisti mettono in scena un finto corteo nuziale, per avere maggiori possibilità di superare le frontiere senza essere sottoposti a controlli. L’intera esperienza è stata trasformata in un documentario, diretto dagli artefici stessi della “missione”, Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande e Khaled Al Nassiry (qui la nostra recensione). Abbiamo parlato con uno di loro, Gabriele Del Grande, che ci ha raccontato la genesi, lo sviluppo e la promozione del film.

gabriele-del-grande1.    Spiegaci come è nato il progetto e da cosa è partita l’idea del corteo nuziale.
È partito tutto dalla situazione esistente a Milano ormai da un anno, ovvero da quando a Lampedusa hanno iniziato a sbarcare per lo più cittadini siriani. Dopo che la Marina li ha soccorsi in mare e portati a terra, loro scappano dai centri d’accoglienza e vengono a Milano per partire alla volta della Svezia o della Germania, chiedendo passaggi in macchina ai contrabbandieri. Negli ultimi 12 mesi 48.000 siriani sono passati da Milano. La stazione centrale è il loro punto di ritrovo: io e gli altri due registi andavamo in spesso in stazione (Khaled è siriano e io ero appena stato in Siria) e qui abbiamo conosciuto il ragazzo che sarebbe diventato  “lo sposo”, e poi gli altri. Abbiamo deciso di  dar loro una mano. Quella della “sposa” all’inizio era solo una battuta! Ci siamo detti: “chi fermerebbe mai un corteo nuziale?”. Due settimane dopo siamo partiti.

2.    Quante ore di girato avete totalizzato? Quali sono stati i problemi maggiori durante il viaggio?
Siamo partiti con tre operatori e siamo tornati con 100 ore di girato, corrispondenti ai due-tre giorni di preparativi più i quattro giorni del viaggio. Abbiamo avuto difficoltà tecniche soprattutto legate alla logistica e ai tempi. C’era l’ansia di dare il meno possibile nell’occhio con le telecamere e l’esigenza di muoversi molto velocemente, i ritmi erano pesanti, ma nonostante tutto il clima che si è creato è stato bellissimo. Non esisteva un copione e i dialoghi non erano studiati, ma avevamo soltanto un buon canovaccio in cui abbiamo concordato alcune scene (il passaggio del confine francese dalla montagna, il concerto a Marsiglia, la notte passata nella cascina in Germania). Inoltre i dialoghi era girati in arabo e gli operatori non li capivano! Abbiamo solo cercato di filmare il più possibile, il lavoro vero è stato fatto poi io sto con la sposa 1in sede di montaggio.

3.    E qual è allora il segreto del film? Perché, nonostante la precarietà e tutte le difficoltà tecniche che l’hanno caratterizzato, riesce a funzionare?
Il trucco secondo me sta nel fatto che è stata davvero un’esperienza magica. Sentivamo che quella che stavamo facendo era una cosa bellissima e ci siamo divertiti nonostante la paura e la stanchezza. È stato un mix di emozioni, dall’ansia che vivevamo ogni volta che varcavamo la frontiera alla gioia liberatoria che provavamo la sera. La scena finale, girata alle 5 del mattino, è stata quella più studiata; per il resto abbiamo filmato la bellezza dell’esistenza reale, del viaggio in macchina in cui ti capita di raccontare tutta la tua vita. Alla fine, erano tantissimi i dialoghi tra i quali potevamo scegliere.

4.    Ci puoi parlare della vostra campagna di crowdfunding sul web?
A gennaio abbiamo cominciato a montare senza sapere bene cosa avevamo in mano. In base ai commenti raccolti, abbiamo poi scelto di iscrivere il film alla Mostra di Venezia e, senza aspettare di ricevere risposte da distributori, che sembravano non arrivare mai, abbiamo pensato di chiedere alla rete di finanziare questo film. In 60 giorni abbiamo raccolto 98.000 euro: finora è la più importante campagna di crowdfunding del cinema italiano. Questo ci ha permesso di pagare buona parte delle spese di produzione e postproduzione e di avere un bacino di produttori dal basso, che sono stati il volano che ha messo in moto la macchina della distribuzione.

io sto con la sposa-25.    Dopo essere partiti con una distribuzione al cinema in poche copie, come vi state muovendo? Pensate di portarlo fuori dall’Italia?
Ci stiamo muovendo su un doppio binario: da una parte quello della distribuzione in sala, in poche città alla volta e soprattutto all’interno di rassegne; dall’altra con la produzione dal basso con il nostro canale Internet, attraverso il quale associazioni e scuole possono richiedere il film. Da qui a dicembre abbiamo circa 100 eventi in programma. Per quanto riguarda l’estero abbiamo un’anteprima ad Amsterdam il 22 novembre per il Festival nazionale del documentario, che potrebbe essere un buon trampolino di lancio. Poi saremo a Dubai; l’obiettivo è mostrare il film nella maggior parte dei paesi arabi, e poi magari in America.

6.    Io sto con la sposa è un progetto eccezionale anche perché vi hanno lavorato persone che non fanno del cinema la loro professione. Pensate di dedicarvi ad altri progetti cinematografici?
L’unico a provenire dall’area cinematografica è Antonio, che da quindici anni lavora come regista e montatore. Io e Khaled siamo un po’ prestati al cinema, io come scrittore e lui come poeta. Antonio si è occupato delle questioni più tecniche e tutti insieme abbiamo cercato di guidare gli “attori”, di capire ogni giorno quello che avevamo in mano. L’unione ha funzionato! Per altri progetti è ancora troppo presto. Siamo noi tre a occuparci di tutto quello che ha a che vedere con Io sto con la sposa e ci lavoriamo venti ore al giorno. Non appena avremo un po’ di “ossigeno”, vista la bella rete che si è costruita attorno al film, speriamo di riuscire a dedicarci a qualcos’altro!

7.    Da conoscitore della triste situazione che sta investendo la Siria, come credi che andrà a finire tutto questo?
È una domanda da un milione di dollari. Non c’è una chiara volontà politica in grado di cambiare le cose e quella a cui stiamo assistendo è una lenta agonia in cui la prima vittima è il popolo siriano. Visto poi il modo in cui si è evoluta la rivoluzione dagli inizi a oggi, sono gli stessi siriani a non riuscire più a fare previsioni: per loro l’unica opzione è ormai scappare.io sto con la sposa-3

8.    Per concludere: non ti sembra un paradosso che, nel nostro stesso Paese, da una parte abbiamo il successo di un film come Io sto con la sposa, e dall’altra accadono ogni giorno episodi come i recenti fatti di Tor Sapienza?
Be’, ci sono tante anime che convivono in questo Paese e la cosa non mi stupisce affatto. Purtroppo i 50.000 spettatori del film non sono i 60 milioni di italiani. Non mi pronuncio nello specifico su quei fatti, ma quello che trovo positivo è che Io sto con la sposa ha riportato un po’ di ossigeno a un’Italia che in teoria condivide i nostri stessi valori ma che nella pratica era un po’ spenta su questi temi. Il nostro scopo è risvegliare quell’Italia, e farla crescere.

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