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Nell'attesa di conoscere il verdetto degli Oscar 2016 (qui tutte le nomination), andiamo a ripassarci i momenti più belli o commoventi - rigorosamente in ordine cronologico - che hanno segnato la storia degli Academy Awards, quest'anno giunti all'88esima edizione.

Hattie McDaniel è la prima attrice di colore a vincere un Oscar

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La cerimonia degli Oscar 2016 è stata preceduta da un'accesa polemica sulla mancata candidatura di attori e registi afroamericani nelle ultime due edizioni. Il dibattito ha scatenato pareri contrastanti, ma è un dato di fatto che, fino a pochi anni fa, l'Academy è stata molto restia a premiare interpreti di colore. La prima a vincere una statuetta, in tempi in cui la segregazione razziale era ancora ben lontana dall'essere abbattuta, fu Hattie McDaniel, miglior non protagonista per il ruolo dell'indimenticabile Mammy in Via col vento (1939). Lei e Stepin Fetchit furono le prime vere star cinematografiche afroamericane, anche se i personaggi da loro interpretati si fecero portatori di certi stereotipi razziali duri a morire. Anche cantante gospel, la McDaniel fu inoltre la prima donna di colore a esibirsi alla radio degli Stati Uniti d'America

 

L'Oscar alla carriera a Charlie Chaplin

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Charlie Chaplin fu il primo artista cui venne attribuito un Oscar onorario alla carriera: lo ricevette nel 1929, a soli 40 anni. Poi, più nulla. Capolavori come Tempi monderni Il grande dittatore rimasero senza statuette e, dagli anni 50, Chaplin venne perseguitato per le sue idee politiche, fino all'esilio obbligato in Europa. Hollywood ha cercato di trarsi d'impaccio dal clamoroso errore con un riconoscimento quanto mai tardivo: nel 1972, il grande regista e attore riceve un nuovo premio alla carriera, torna negli Usa (dove trova completa riabilitazione presso l'opinione pubblica) e, al momento del ritiro, il Dorothy Chandler Pavilion gli tributa 12 minuti di applausi. L'anno dopo uscirà finalmente nelle sale americane Luci della ribalta, che riceverà l'Oscar per la miglior colonna sonora. Con 21 anni di ritardo.

 

Marlon Brando e il gran rifiuto

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Probabilmente lo "scandalo" più clamoroso nella storia degli Oscar. Nel 1973 Marlon Brando vince la preziosa statuetta per il suo indimenticabile ruolo di don Vito Corleone in "Il padrino" di Francis Ford Coppola. L'attore, però, non si presenta alla cerimonia e manda al suo posto l'indiana Sacheen Littlefeathers, che legge in sua vece un discorso (in buona parte censurato dall'Academy) destinato a sollevare molte polemiche: "Marlon Brando mi ha chiesto di dirvi, in un discorso che non posso condividere con voi adesso per mancanza di tempo ma che sarò felice di condividere con la stampa in seguito, che molto a malincuore non intende accettare questo premio molto generoso, e la ragione di questo è il maltrattamento degli indiani d’America nell’industria cinematografica, in televisione e anche nel caso dei recenti avvenimenti a Wounded Knee. A questo punto vi prego di perdonare la mia intrusione e che i nostri cuori e la nostra comprensione possano incontrarsi in futuro con amore e generosità". Sacheen (nata Maria Cruz) è un'attrice mezzosangue, attivista per i diritti dei Nativi americani. Il riferimento è alla rivolta avvenuta nel '73 a Wounded Knee, nella riserva Sioux di Pine Ridge, che fece due vittime tra gli indiani. Brando è il secondo attore a rifiutare l'Oscar (dopo averlo peraltro già vinto per Fronte del porto), dopo il caso di George C. Scott, che lo aveva vinto (e respinto) due anni prima per Patton Generale d'acciaio.

 

L'Oscar alla carriera a Federico Fellini

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Uno dei momenti più belli nella Storia per il cinema italiano. Nel 1993 Federico Fellini, già premiato in passato dall'Academy per La strada, Le notti di Cabiria, 8½ e Amarcord (tutti vincitori dell'Oscar come miglior film straniero) e nominato in tutto 11 volte, riceve il premio alla carriera. A consegnargli il riconoscimento sono Sophia Loren e Marcello Mastroianni: di fronte al pubblico che gli tributa la standing ovation, Federico è emozionatissimo e ringrazia la compagna di una vita, la moglie e attrice Giulietta Masina.

 

Il trionfo di Roberto Benigni con La vita è bella

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Altro momento epocale per la fortuna del cinema italiano nel mondo. La vita è bella (1998) di Roberto Benigni è un successo planetario e vola dritto alla Notte degli Oscar, conquistando addirittura tre statuette: oltre allo scontato premio come miglior film straniero, vincono anche la colonna sonora di Nicola Piovani e lo stesso Benigni, premiato come miglior attore. Passa alla storia la consegna da parte di Sophia Loren, all'urlo di "Roberto!": il comico toscano è incontenibile e inizia letteralmente a camminare sulle poltrone del Dorothy Chandler Pavilion, scatenando l'entusiasmo dei presenti. Altrettanto epocale il discorso: “Grazie! Grazie! Io voglio essere scosso/cullato dalle onde della vostra bellezza. Venite qui. Grazie! Grazie! Questo è un momento di gioia e voglio baciarvi tutti perche voi siete l’immagine della gioia. Qui si bacia la gioia mentre vola – lascia un eterno sorgere – disse il poeta. [..] Vorrei dedicare questo premio a quelli perché il tema del mio film, quelli che non sono qui, hanno dato la loro vita in modo tale che possiamo dire la vita è bella”. 

 

 

Martin Scorsese vince finalmente l'Oscar

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Alla cerimonia del 2007, forte è l'attesa per sapere se Martin Scorsese riuscirà finalmente a conquistare il tanto sospirato Oscar per The Departed. Incomprensibilmente, la statuetta gli è sfuggita un incredibile numero di volte, nonostante film epocali come Taxi Driver, Toro scatenato, Quei bravi ragazzi, L'età dell'innocenza (e altri ancora). Il rischio è che si ripeta la débâcle di Gangs of New York (10 nomination, 0 statuette) o The Aviator (premiato con 5 Oscar, ma non per miglior film e regia). Dopo tante delusioni, per quello che per molti è considerato il più grande regista americano vivente arriva il momento del riscatto: The Departed vince 4 premi, tra cui, finalmente, miglior film e miglior regista. L'emozione di Scorsese è enorme, quanto intensa è la standing ovation che lo accoglie: lo premiano gli amici Steven Spielberg, Francis Ford Coppola e George Lucas, che con lui hanno scritto la storia della New Hollywood.

 

 

L'Oscar alla carriera a Ennio Morricone

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Se fosse possibile interloquire con il Fato, sarebbe interessante chiedergli come mai colonne sonore quali quelle di C'era una volta il West o C'era una volta in America (e l'elenco sarebbe lunghissimo) non siano mai state neppure candidate agli Oscar. Ennio Morricone, tra i più grandi compositori contemporanei, ha avuto cinque nomination e zero statuette (per I giorni del cieloMissionGli IntoccabiliBugsy e Malèna) prima che gli venisse attribuito un doveroso premio alla carriera nel 2007. Indimenticabile il commosso discorso di ringraziamento in italiano e l'omaggio alla moglie Maria Travia, con Clint Eastwood (giustamente incaricato della consegna) che per l'occasione si trasforma in interprete. Quest'anno è arrivata la sesta nomination, per The Hateful Eight

 

 

 

L'Oscar postumo a Heath Ledger

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Per la seconda volta nella storia dell'Academy, viene assegnato un Oscar postumo: dopo Peter Finch (che non fece in tempo a ricevere la statuetta come miglior attore per Quinto potere: morì nel 1977, due mesi prima della cerimonia), a Heath Ledger viene riconosciuto il premio come non protagonista per il film di Christopher Nolan Il cavaliere oscuro. Al culmine di un successo che potrebbe proiettarlo verso una luminosa carriera, Ledger muore il 22 gennaio 2008 per un'overdose di farmaci, a soli 28 anni. Uno shock che squassa Hollywood e lascia esterrefatti milioni di fan. Un anno dopo, tocca ai genitori e alla sorella ritirare l'Oscar per il ruolo maledetto del Joker, pienamente meritato al di là della retorica post mortem. Sembra che il giovane attore si fosse immedesimato molto nella parte, tanto da regalare al nemico di Batman una allure anarchica e inquietante che l'ha reso un personaggio cult. E, forse, da restarne prigioniero. Per una curiosa coincidenza, sia Ledger che Finch erano australiani.

 

 

 

 

 

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