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Robert Zemeckis   Ritorno al futuro   Ritorno al futuro Day  

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«Strade? Dove andiamo noi non ci servono strade!». (Doc Emmett Brown)

Finalmente ci siamo. È dal 1989, quando Robert Zemeckis regalò al cinema Ritorno al Futuro parte II che la data è impressa nella memoria e nell’immaginario collettivo dei fan della trilogia. 21.10.2015: infatti è quello il momento digitato da Doc (Christopher Lloyd) sulla DeLorean per correre nel futuro e salvare i figli di Marty (Michael J. Fox) e Jennifer (Elizabeth Shue). Questa sera nelle sale, l’occasione imperdibile per gli amanti della saga: il primo e il secondo capitolo ritornano al cinema, dopo esser stati presentati singolarmente gli scorsi anni in versione restaurata. Per chi non volesse o riuscisse, Italia 1 propone l’intera trilogia giovedì sera, a partire dalle 19.

Cosa stiamo aspettando allora? Basta solo attivare il flusso canalizzatore e partire verso le avventure di Marty e Doc, dove l’immaginario creato dal visionario regista risulta ancora attraente e affascinante a 30 anni di distanza dall’uscita del primo capitolo, dove, a una solida narrazione si accompagna una comicità brillante e genuina, senza tralasciare le riflessioni regalate col sorriso. L’elemento postmoderno/citazionistico non manca, soprattutto per elementi autoreferenziali – si noti un pupazzo di Roger Rabbit, con Chi ha incastrato Roger Rabbit? uscito solo l’anno precedente al secondo capitolo – ma anche al proprio maestro e mentore Steven Spielberg, con il videogioco di Jaws e una versione, in un cinema 4D, di Lo Squalo 19, diretto da Max Spielberg (nome reale del figlio del regista) cui, a dire la verità, Shark 3D, film di apertura del Festival di Venezia del 2012, non sembra allontanarsi troppo. Poter gustare i due capitoli consecutivamente, senza soste, permette di apprezzare in maniera ancora maggiore l’abilità del regista, capace di intrecciare tutti gli elementi della sua narrazione in maniera quasi perfetta, senza sbavatura, incastonando le sequenze del primo capitolo al secondo, come in un mosaico perfetto.

L’invito è quello di infilarsi le Nike auto allaccianti, salire sul’hoverboard e correre nelle sale. Come? Il 2015 di Zemeckis è distante dal nostro? Qualche dettaglio però combacia, come la videochiamata, allora impensabile, anche se uno skateboard capace di fluttuare nell’aria resta il sogno prediletto di molti. A colpire, comunque, era la voglia di immaginare il futuro, di credere nelle invenzioni, la fiducia in un tempo che sarebbe stato ricco di creatività e di fiducia. Quello che, forse, assieme al coraggio, manca ad alcuni cineasti moderni che dovrebbero prendere lezione dal professor Zemeckis, studiando come si può dare vita ad un capolavoro capace, dopo 30 anni, di far innamorare generazioni di spettatori.

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