Interviste

IL CALENDARIO DI OTTOBRE 2019

ottobre-2019
 
 
Ricchissimo il calendario di ottobre delle uscite cinematografiche, a partire dall'attesissimo Joker, recente Leone d'Oro a Venezia. Questo mese escono però anche Le verità di Hirokazu Kore-Eda, lo spin off de Il grande LebowskiThe Jesus Rolls - Quintana è tornato di John Turturro, il nuovo Terminator, e interessanti opere italiane come il nuovo thriller di Donato Carrisi (con Toni Servillo e Dustin Hoffman) e l'ultima pellicola di Salvatores.
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La rassegna “Alla finestra: tre film per un dialogo interculturale”, all’interno di Milano Movie Week 2019, ha accolto mercoledì 18 settembre Mother fortress di Maria Luisa Forenza. Quella che è stata offerta agli spettatori del cinema Osoppo è una storia forte, un viaggio spirituale e doloroso che si snoda attraverso gli orrori della guerra in Siria. Non c’è un protagonista, non ci sono dettagli. La regista, che si commuove più volte mentre ricorda i quattro viaggi compiuti da Beirut fino al fiume Eufrate, parla del proprio film come di un “film corale, dei Siriani, dell’umanità, un film che vuole dare una forma nel mezzo del caos e dell’emergenza totale”.

Maria Luisa Forenza ha studiato al Centro Sperimentale di Cinematografia, si è prestata più volte come assistente ai set, ha poi girato un documentario in Guatemala. Il primo incontro con la Siria è avvenuto a San Francisco, in occasione di una conferenza tenuta da una suora siriana in una parrocchia locale. Maria Luisa ricorda molto bene il racconto della religiosa: “Quando l’ho sentita parlare di quello che stava accadendo, io le ho creduto immediatamente”.

Nasce così l’idea di partire e documentare un paese devastato, ma non per raccontarne la guerra. Così commenta infatti la regista: “Mi sono resa conto che è il conflitto in Siria è talmente tragico che avrà bisogno di tempo per emergere. La cosa che potevo realmente documentare in quel momento era la forza delle persone di reagire a tutto questo male, la forza di ricostruire le case e di continuare ad accogliere le persone con dolcezza”.

Uomini, donne, bambini. Religiosi e civili. Il film di Maria Luisa Forenza sceglie volutamente di non mostrare mai la violenza dell’Isis, né la pura cronaca. L’obiettivo dell’autrice è infatti quello di raccontare l’umanità che si cela tra le macerie, in particolare quella che si sviluppa dentro e attorno il monastero di Qarah, un luogo di “intensa vocazione, dove ci si abbandona alla volontà di Dio e si crea una dimensione tale che nessuno ha più paura”.

Qualche spettatore ringrazia la regista per “averci messo il cuore”. Qualcun altro, visibilmente turbato, domanda come ha reagito la popolazione siriana davanti alle telecamere. “Volevano essere ripresi, non erano quasi mai infastiditi”, risponde Maria Luisa. “Sono stata io spesso quella a cui la cinepresa ha creato difficoltà. Era talmente forte quello che vedevo che ho avuto io un sussulto, uno scrupolo, mi sentivo piccola piccola”. Di primi piani, tra l’altro, nel film ce ne sono pochissimi: quasi che solo mantenendo le distanze si possa rispettare la dignità di chi soffre.

Maria Luisa Forenza racconta inoltre di essere rimasta molto amica dei monaci di Qarah, i Carmelitani a cui ha voluto dare grande spazio. Il finale del film, tuttavia, non è dedicato a loro. La pellicola si conclude infatti a Roma, dove la badessa, Madre Agnes, si confessa a Padre Innocenzo Gargano. Tutto il film può essere allora riletto come “la narrazione della sua confessione. Perché è difficile parlare della Siria, e quindi la confessione è il modo migliore per fare arrivare questa storia”.

Far conoscere all’Occidente un dramma così intenso è possibile solo rendendo l’Occidente parte della storia, non solo spettatore. Questo è l’obiettivo che Maria Luisa Forenza si prefigge, prima di dedicarsi ai progetti futuri, tra cui una fiction.

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