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Frederick Wiseman   Venezia 72  

in jackson heights

Nonostante la sua veneranda età e la più che prolifica carriera, Frederick Wiseman continua ancora a documentare la realtà con il suo stile neutrale e secco. Conducendoci questa volta nelle vie di un quartiere newyorkese tra i più multietnici, il regista spinge il piede sull’acceleratore per dimostrare come tutti noi esseri umani siamo sostanzialmente sulla stessa barca.

Non esistono differenze razziali o culturali, non esiste l’altro o il diverso, l’uomo o la donna, il gay o il transgender. Ciò che conta davvero sono l’uguaglianza e il rispetto. Suonano solo come belle e retoriche parole, eppure il film è tutt’altro che piacione o accattivante. Come da sempre l’autore ha dimostrato di saper fare, le sue macchine da presa non scendono a patti né con il pubblico né con la realtà dinanzi. Musicisti, insegnanti, macellai, tassisti, studenti, assistenti sociali, mercanti.

Tutti ripresi alla stessa maniera in un micromondo che ci pare di conoscere benissimo pur non avendolo mai abitato. Un quartiere nascosto agli occhi di tutti e dal quale non si vede l’ombra di un grattacielo. Una gigantesca bolla che racchiude al suo interno tutta l’umanità necessaria che servirebbe per aggiustare molte delle problematiche odierne più scottanti. Non si comprendono, onestamente, le eccessive tre ore di durata. Per il resto c’è solo da ammirare il lavoro e lo sguardo incalzanti e mai ripetitivi di uno dei migliori documentaristi ancora in circolazione.

Voto: 3/4

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