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Alexander Sokurov   Venezia 72  

francofonia

Presentato in concorso durante la terza giornata del Festival, Francofonia è sicuramente il titolo più atteso dell’intera rassegna, sia per il nome (sinonimo di garanzia) del suo regista, che per la lunga gestazione alla base del progetto che alcuni rumors volevano già in una sua apparizione a Cannes 2014. In ogni caso, la pellicola di Alexander Sokurov è un’opera dall’ampio respiro densissima di contenuti e decisamente stratificata. L’autore russo non si fa scrupolo alcuno a risultare sgradevole o noioso, il suo cinema o lo si ama o lo si odia. Eppure non si può rimanere impassibili di fronte alla scelta visiva che spazia in ogni campo (dalla modellistica 3d alla pellicola più antica passando per le riprese digitali moderne) in quello che rimane un epico inno al tempo (passato, presente e futuro sono continuamente mescolati in maniera più che armoniosa) e all’arte. La cultura è la nostra culla sin da tempi immemori. Conservarla, studiarla, ricordarla sono tutti modi utili e indispensabili per una formazione umana.

“Cosa saremmo senza i musei?” è solo una delle tante domande provocatorie e prive di apparente risposta che il regista lancia al suo pubblico in un film lontano dall’estetica di Arca Russa così come dallo stile di Faust (giusto per citare un paio di titoli recenti e probabilmente più riusciti di quest’ultimo) ma che nell’insieme funziona e scuote il cuore, nel bene o nel male. Proprio come un’opera d’arte deve saper fare. Coincidenze?

Voto: 3/4

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