beasts of no nation

Dopo lo straordinario successo ottenuto dirigendo la prima stagione di True Detective, il regista Cary Fukunaga torna a fare i conti con il cinema firmando un lungometraggio crudo e spietato, sicuramente imperfetto sotto diversi punti di vista ma interessante e coraggioso per molti altri. Beasts of No Nation infatti racconta le terribili gesta di un bambino soldato alle prese con le atrocità delle guerre africane. Lo spunto può sembrare furbo e mirato al successo dati gli ingenti problemi relativi all’immigrazione che negli ultimi anni si fanno sempre più massicci. Eppure la pellicola riesce a trattare in maniera precisa la problematica della guerra dal punto di vista dei piccoli soldati troppo spesso dimenticati dai media e ora posti al centro della lente d’ingrandimento.

Attraverso un classico coming of age, Fukunaga spinge sull’acceleratore per tutta la durata del suo film iniziando con una sorta di prologo leggero e ironico per poi immergere lo spettatore nelle assurdità del conflitto esplicitate senza nessuna remora. Qualche svolta un po’ troppo retorica c’è, così come la presenza di un ritmo calante e di un finale poco efficace e più banale. Eppure finalmente qualcuno si è avventurato in questo campo decisamente ostile e rischioso, decidendo di non risparmiare nessuna critica sociale (funzionale la frecciatina rivolta ai venditori d’armi del così detto primo mondo) e nessuna atrocità agli occhi del pubblico. Nota di merito alla straordinaria prova recitativa del giovanissimo protagonista, forse la carta più sorprendente dell’intero progetto.

Voto: 2,5/4

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