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Venezia 71   Alejandro González Iñárritu   Birdman  

Birdman posterLa 71ª edizione del Festival di Venezia apre alla grande con Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) di Alejandro González Iñárritu, sarcastica riflessione sullo star system, la fama, il prezzo della celebrità. Il regista messicano, in mirabile equilibrio tra farsa e tragedia, tratteggia il percorso, ora demenziale, ora amaro, di Riggan Thomson (Michael Keaton), attore incatenato al supereroe Birdman (che lo ha reso celebre a prezzo della credibilità) e impegnato in un adattamento teatrale dall’autore Raymond Carver per ricostruirsi una carriera.

Sfoggiando una tecnica da manuale (il film è girato quasi completamente in un apparente piano-sequenza), Iñárritu stigmatizza i molti vizi e le poche virtù di un mondo cinico e spietato, popolato di personaggi bizzarri e disperati che si fanno archetipi: il maturo attore consacrato ai blockbusters che non vuole rassegnarsi al tramonto, l’artistoide intellettuale portatore di una verità assoluta (sul palcoscenico) e fallito nella vita, l’avvocato maneggione disposto a tutto pur di emergere, la figlia tossica che vive all’ombra di un padre ingombrante. Tra realismo (gli esilaranti e veritieri siparietti di Thomson con la troupe che lo circonda) e simbolismo (la metafora dello stesso Birdman, l’uomo uccello che sogna di volare alto, sorta di Icaro che rischia di bruciarsi in nome dell’arte), il film è rivelatore anche e soprattutto nella denuncia dell’industria hollywoodiana, ormai devota a un pubblico superficiale e a opere di puro impatto spettacolare, evidente nella dicotomia teatro-cinema, e nelle stoccate da manuale al mondo della critica («Voi non giudicate, etichettate»).

Interessante, quando non inquietante, l’uso funzionale di un cast da urlo: uno strepitoso Michael Keaton si mette volontariamente alla berlina, identificandosi totalmente nel suo personaggio e riflettendo sulle sue scelte attoriali (impossibile non pensare al Batman di Tim Burton), Edward Norton ironizza sulla sua fama di attore scomodo e borderline; significativo il cameo di Robert Downey Jr., ormai eroe dei comic movies nei panni di Iron Man.

Un’opera strutturata e complessa, densa di significato, resa ancor più avvolgente dalla strepitosa fotografia del messicano Emmanuel Lubezki e dalla colonna sonora in odore di jazz di Antonio Sanchez.

 

Voto: 3/4

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