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Senza festival, ben poco del cinema indie americano uscirebbe dai confini statunitensi. Locarno è uno di quelli che ci tengono maggiormente a far conoscere questa cinematografia sotterranea e nascosta: per fortuna, perché risulta difficile districarsi nelle infinite library delle piattaforme di streaming se non si ha una guida come, appunto, possono essere i programmi festivalieri. In Cineasti del Presente, sezione collaterale ma molto importante della manifestazione svizzera, l'edizione numero 75 ci presenta A Perfect Day For Caribou, con il giovane e sempre più bravo Charlie Plummer già apprezzato in Charley Thompson e nella serie Cercando Alaska.

Scritto e diretto da Jeff Rutherford, è un piccolo film a bassissimo budget tutto ambientato nello spazio di una giornata, in un bianco e nero suggestivo e abbacinante che ci restituisce un'immagine diversa e poco "turistica" degli sconfinati spazi americani che si fanno paesaggio dell'anima. Un padre, un figlio e un nipotino (con un paio di personaggi secondari) e nient'altro. Un incontro in un cimitero e una ricerca che prosegue per chilometri a piedi, nel nulla. I primi due cercano in qualche modo di recuperare un rapporto dopo che anni di lontananza li hanno resi praticamente due estranei. E insieme manifestano la loro inadeguatezza nella paternità, il vuoto delle loro vite, una irresolutezza che sembra propagarsi di generazione in generazione.

Plummer e Jeb Berrier sono straordinari, in un film fortemente contemplativo, che regala inquadrature di estrema bellezza e ragiona in sottrazione, dove ogni riga di dialogo e ogni scena non sono mai di troppo e hanno lo scopo di raccontarci qualcosa dei protagonisti Nate e Herman. Certamente l'estrema dilatazione del ritmo e la scarnificazione estrema della narrazione lo rendono un film difficile e non per un vasto pubblico, ma la profondità di questo lavoro essenziale quanto toccante lo rende una gradita sorpresa del calendario di Locarno 75, un ulteriore tassello di quel cinema che ci mostra l'America vera, e il dolore della nostra solitudine.

Voto: 2,5/4

 

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