Libri e cinema

child of godCon Child of God, James Franco ha dato dimostrazione della sua bravura, riuscendo a imprimere la sua firma cinematografica. Il regista conferma di saper girare film rischiosi (oltre alle altre infinite attività che svolge nel mentre, come studiare, insegnare, vedere pellicole e criticarle, sceneggiare, recitare, e probabilmente anche respirare), non tanto per la trasposizione di alcuni libri sul grande schermo, ma più per l’argomento in essi trattato. Child of God si basa sull’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, e per chi lo avesse letto, ci si rende subito conto di quanto questo romanzo sia un sfida da affrontare.

Leggi tutto: Child of God: da McCarthy a James Franco

il nuovo cinema di Hong Kong1997: dopo un secolo e mezzo di dominio britannico, Hong Kong entra a far parte della Repubblica Popolare Cinese (come regione amministrativa; il controllo completo entrerà in vigore nel 2047). L'impatto che questa svolta storica, comunemente indicata con il termine handover, ha avuto sulla città-stato e sull'intero sistema geopolitico dell'Estremo Oriente ha condizionato in maniera irreversibile anche quella che fino agli anni '90 è stata la terza industria cinematografica del mondo. Con questo radicale ridimensionamento dei confini, a causa del quale il gigante cinese sta progressivamente “inghiottendo” la ex colonia anche dal punto di vista culturale, l’identità della produzione cinematografica locale è destinata a dissolversi? A questa domanda risponde il saggio Il nuovo cinema di Hong Kong. Voci e sguardi oltre l'handover di Stefano Locati ed Emanuele Sacchi – rispettivamente fondatore e direttore del sito web Hong Kong Express - ed edito da Bietti Heterotopia.

Leggi tutto: IL NUOVO CINEMA DI HONG KONG. VOCI E SGUARDI OLTRE L'HANDOVER di Stefano Locati ed Emanuele Sacchi...

12 anni schiavo-2«Poiché la mia è la storia di un uomo nato in libertà, che poté godere dei benefici di tale condizione per trent’anni in uno Stato libero e che fu poi rapito e venduto come schiavo e tale rimase fino a al felice salvataggio avvenuto nel mese di gennaio del 1853, dopo 12 anni di cattività, mi è stato suggerito che queste mie vicende potrebbero rivelarsi molto interessanti per il grande pubblico». (Solomon Northup, 12 anni schiavo, 1853)

Queste le parole con cui Solomon Northup apre il suo romanzo autobiografico, da cui Steve McQueen ha tratto 12 anni schiavo, il gigantesco film candidato a 9 premi oscar e che in Italia arriva solamente il 20 gennaio, tra le polemiche per le locandine accusate di razzismo, con Brad Pitt o Michael Fassbender in primissimo piano e Chiwetel Eijofor relegato in un angolo. E quando Solomon Northup parla di «vicende molto interessanti per il grande pubblico», non poteva neanche immaginare quanto sarebbe stata importante la sua opera per un tema delicato come il razzismo e la schiavitù, trattato già diverse volte sul grande schermo ma mai con questa incisività. Si pensi a grandi film come Il colore viola (11 nominations agli oscar, ma la maggior parte andati a La mia Africa), Amistad (4 nominations agli oscar stravinti da Titanic), di Steven Spielberg, piuttosto che all’ultimo irriverente Django Unchained di Quentin Tarantino, che tanto ha fatto infuriare Spike Lee: si tratta senz’altro di pellicole notevoli, ma che non hanno saputo raggiungere l’enormità, l’intensità e la rude poesia regalate da Steve McQueen, definitivamente consacrato dopo Hunger e Shame.  

 

Leggi tutto: 12 anni schiavo: dalle pagine di Solomon Northup al film di Steve McQueen

bigfish2Di norma sarebbe il contrario, ma ci sono casi rari in cui la letteratura si trova ad essere solo un’ispirazione per  il cinema, un punto di partenza da cui scatenare il talento dell’arte visiva, amplificando l’effetto della parola scritta, che si discosta a volte, per regalare emozioni più grandi a chi si appresta ad ascoltare una storia che crede già vista e che in realtà quasi non conosce. Questo è il caso di Big Fish, un romanzo del 1998 che l’esordiente Daniel Wallace scrisse in memoria di suo padre, trasformato in un capolavoro assoluto dal talento di Tim Burton – dopo aver sfiorato Steven Spielberg – nel 2003, con un film omonimo girato proprio poco dopo la morte di entrambi i genitori, tra il 2000 e il 2002. Di fatto, tra le due opere, si potrebbe dire che un contatto avviene solo per le linee guida, più un soggetto base che una sceneggiatura, che Burton ha reso un’opera indimenticabile.

 

“Il giorno in cui Edward Bloom nacque, venne la pioggia.”(Big Fish, Daniel Wallace, 1998, p. 14)

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tornatoreLeone d'oro a Venezia per Le Mani sulla Città nel 1963, Palma d'Oro a Cannes per Il Caso Mattei nel 1972, Orso d'Oro a Berlino alla carriera nel 2008 e Leone d'Oro alla carriera nel 2012: questi sono alcuni dei premi vinti da Francesco Rosi, l'ultimo, grande, regista dell'epoca d'oro del cinema italiano ancora in vita alla veneranda età di 91 anni. Francesco Rosi che, nel 2012, ha deciso di riavvolgere il nastro e ripercorre le tappe della sua vita e della sua carriera in una intervista fiume con l'amico Giuseppe Tornatore. Il risultato è il libro “Io Lo Chiamo Cinematografo” (edito da Mondadori), un' infinita autobiografia di quasi 500 pagine, dove la vita privata di Rosi, la storia della sua carriera, la storia del cinema italiano e la storia dell'Italia repubblicana si intrecciano diventando un cosa sola, potente ed inscindibile. Ed è proprio questa fusione di privato e pubblico, di Cinema e Storia, a rendere unico un libro che, anche in virtù di un titolo vagamente anti-moderno, potrebbe sembrare ostico e obsoleto ad una prima occhiata.

Benché mai allineato con un partito, Francesco Rosi è stato infatti il regista più politico del cinema italiano, il regista che con i suoi film-inchiesta ha cercato di scavare dentro i tanti misteri della storia della Repubblica Italiana, mettendo a rischio più volte il proprio lavoro e la propria vita. La storia della sua vita, dunque, è anche l'avventurosa storia di un giornalista investigativo prestato al cinema, l'appassionante racconto di uomo che ha toccato con mano i nervi del potere e che ha saputo mostrare come pochi il lato oscuro dell'Italia.  

Leggi tutto: IO LO CHIAMO CINEMATOGRAFO: una conversazione tra Francesco Rosi e Giuseppe Tornatore

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IL SUPERPAGELLONE DI OTTOBRE 2017

Blade-Runner3 

Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di OTTOBRE 2017.

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