la-mosca

Langelaan, Neumann, Cronenberg: genesi di un insetto

Diretto da David Cronenberg nel 1986, il film La Mosca nasconde in realtà una genesi interessante, che ben trasmette quel senso di trasformazione e cambiamento che sarà poi mostrato sullo schermo.

La base della storia viene offerta da un piccolo racconto (The Fly) scritto da Georg Langelaan nel 1957. Sia pure con una trama diversa e con uno sviluppo divergente rispetto al film di Cronenberg, il racconto fornisce già l’intuizione del corpo mutato a causa di una scienza che ha oltrepassato i limiti del legittimo.

 

 

Il racconto di Langelaan ripercorre la confessione di Helene Delambre, accusata di aver ucciso il marito e che rivelerà invece una verità molto più macabra. Andrè Delambre era infatti un geniale scienziato che nel corso dei suoi studi aveva trovato il modo di disintegrare gli atomi di un oggetto e ricomporli a distanza, inventando una sorta di teletrasporto. Al momento di provare su di sé il procedimento, qualcosa però non va come dovrebbe: una mosca si intromette nella capsula e scambia con lui alcuni atomi. La testa e il braccio di Andrè diventano quelli di un insetto, e per tornare integro gli rimane l’unica possibilità di ritrovare la mosca così da invertire il processo. L’alternativa, tragica e quasi eroica, è di uccidersi con l’aiuto della moglie per evitare di essere studiato ed imitato.

 

Questo embrione narrativo aveva già avuto, prima di Cronenberg, una trasposizione cinematografica. Nel 1958 Kurt Neumann aveva infatti diretto un film (omonimo, sebbene in Italia abbia assunto il bizzarro nome de “L’Esperimento del Dottor K.”, probabilmente a causa di un’influenza kafkiana del romanzo breve “La metamorfosi”) che ne seguiva da vicino la trama. A parte le ovvie ingenuità di una pellicola datata, e degli effetti speciali fin troppo artigianali ai nostri occhi moderni, questo film restituisce l’inquietudine di una scienza ignota, l’aleatorietà dell’esperimento che sconfina nel mostruoso. Ne è esempio su tutti  l’innocente Dandelo, il gatto di famiglia che viene usato come cavia e che senza alcuna spiegazione scompare, per non materializzarsi mai più – lasciando dietro di sé soltanto l’eco del suo miagolio implorante.

 

Ma siamo ancora ben lontani dalla visionaria immaginazione di Cronenberg.

 

In ogni trasformazione ci sono varie fasi, e l’ultima è quella destinata al cambiamento più radicale ed estremo. L’evoluzione di questa storia tutta basata su una mosca non fa eccezione, dato che nelle mani di Cronenberg diventa qualcosa di totalmente nuovo. Delle opere precedenti non conserverà nulla, né  l’impostazione a flashback, né l’indagine su un omicidio, né tantomeno l’ambiente familiare. Neanche il risultato dell’incidente è lo stesso: dallo scambio di atomi isolato a poche parti del corpo, proposto da Langelaan, si passa invece con Croneneberg ad una fusione totale. Una fusione che porta necessariamente alla mutazione, graduale ed inarrestabile che coinvolge tutta la carne.

 

Come tutti i film del regista, è proprio la carne ad essere la protagonista, una carne di cui lo scienziato Seth Brundle dichiara di non saperne abbastanza. Gli manca l’intima conoscenza della carnalità, senza la quale non può spiegare al computer come gestire lo scambio tra le due capsule di materia organica. Questa scoperta passa necessariamente attraverso l’incontro erotico con la giornalista Veronica, interessata inizialmente al lavoro dello scienziato e che finisce ben presto per innamorarsene. Un interesse che Brundle ricambierà dicendo: “Non ho una vita sociale, niente per cui puoi interferire”.

 

Questa affermazione è destinata a rovesciarsi ben presto. Sarà infatti proprio la gelosia, una motivazione sciocca e banale nella sua piena umanità, a far emergere l’arroganza e la cecità di Brundle, la sua hybris, e a fargli sperimentare su di sé la propria invenzione.

 

Riemerge qui la tematica già presente in Langelaan delle conseguenze nefaste di una scienza priva di limiti, ma il risultato è ora diverso. Mentre l’effetto è per Andrè Delambre immediato e circoscritto, su Seth Brundle è invece  ritardato, facendogli assaporare un effimero successo.

 

Trasportarsi per lui diventa quasi una droga, una purificazione del corpo e della mente. Brundle si sente un superuomo: più forte, più attivo, più resistente. Un uomo nuovo, mondato dagli errori di una vita passata, una carta bianca su cui ogni cosa è possibile.

 

Ma non si è accorto della minuscola mosca che si è infilata nell’utero meccanico nel quale lo scienziato attendeva nudo ed ubriaco. Il computer non ha saputo come trattare con un corpo estraneo, e parafrasando ciò che aveva detto Brundle, lui stesso non gliel’aveva potuto insegnare visto che fino a poco prima “l’altro” non era da lui considerato come una variabile da prendere in considerazione.

 

La fusione ha inizio gradualmente: il corpo si sfalda, perde i pezzi, si trasforma. Siamo costretti a guardare con lui ogni cambiamento allo specchio, prendendo nota di ogni cosa che viene prima persa e poi sostituita. E’ Brundle stesso che tiene accuratamente nota della sua mutazione, raccogliendo come reliquie le parti umane inutilizzate nell’armadietto del bagno (le dita, un orecchio, i denti) ed utilizzando la macchina da presa di Veronica per illustrarci il modo in cui vive.

 

  1. Mosca, Cronenberg amplia ulteriormente la sua tradizionale poetica della trasformazione del corpo e della sua – non solo metaforica – fusione con la tecnologia, come già visto in Videodrome e ripreso al termine di La Mosca. Ma a queste tematiche ne aggiunge una nuova, più sottile e fino ad allora soltanto lasciata intesa, ed è la mutazione della mente.

 

E’ un’incursione, questa, del tutto assente in Langelaan ma già anticipata con lungimiranza da Neumann nel primo The Fly, dove Delambre doveva lottare con la mano sana per tenere a freno quella mostruosa. Non è però questo il caso di Brundle, perché non c’è scissione netta ma tutto è fuso in lui. La sua mente si sta avvicinando sempre più a quella di un insetto, e come lui stesso dirà con laconica freddezza: “Gli insetti non sono diplomatici”.

 

Se quindi con l’opera originale di Langelaan, e la sua fedele trasposizione del ’58, il risultato era una storia inquietante che ci invitava a cambiare il nostro modo di vedere la scienza, e mirata ad instillarci l’inquietudine degli insetti, Cronenberg va ben oltre. Il suo è un horror che non si chiude soltanto nello splatter o nel gore, ma lascia lo spettatore con un profondo senso di inquietudine verso le conseguenze che i nostri gesti e le nostre follie possono avere sulla nostra vita, così come sul nostro corpo, che a fatica potremmo continuare a guardare con gli occhi di prima.

 

 

 

Questo sito utilizza cookie, anche di terze parti, per migliorare la tua esperienza e offrire servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all’uso dei cookie. Se vuoi saperne di più vai alla sezione Privacy e sicurezza.