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la vendetta degli anti-eroi“Considero l’arte un atto di violenza: la sola differenza fra arte e violenza è che nella vita reale la violenza distrugge, mentre nell’arte ispira. Credo fermamente che il film sia una forma d’arte e che l’arte debba essere costantemente esplorata”.

Le parole del regista Nicolas Winding Refn a proposito del concetto di arte filmica sono indicative riguardo al suo modo di fare cinema e possono essere considerate punto di partenza per la lucida e serrata analisi compiuta nel volume La vendetta degli anti-eroi. Il cinema di Nicolas Winding Refn. Introdotto da una splendida prefazione di Laurent Duroche, il libro ci guida nelle ossessioni e nei feticci del regista danese attraverso dodici approfonditi saggi che ci trasportano in un mondo grondante sangue, degradazione e marciume.

 

 

 

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Dal folgorante esordio con Pusher (poi trasformato in una trilogia di culto), passando per insuccessi (Fear X) e sperimentazioni (Bronson) fino alla consacrazione (Drive), il percorso di Refn è sviscerato in ogni sua sfaccettatura e seccamente separato da quello di Tarantino: “Definire […] Winding Refn il ‘Quentin Tarantino danese’, come hanno fatto alcuni cinefili, significa banalizzarne l’approccio al poliziesco ma anche accusarlo di pura furbizia, che per un autore letterario o cinematografico indica spesso un marchio d’infamia. […] Questo regista persegue uno stile […] più sobrio ed essenziale, scarnificando rispetto alle narrazioni di Tarantino il racconto di flashback, digressioni, contorsioni temporali e frammentazioni per renderlo più lineare” (Fabio Zanello, Pusher II, pp. 88-89).

La violenza, in Refn, non è mai gratuita bensì espressione di una “giustizia divina che ristabilisce gli equilibri tra gli uomini, una violenza risolutrice, vendicativa e giustificatrice” (Mariangela Sansone, Un cinema sottile come una lama affilata, p. 36).

Aspettando Only God Forgives, prossimo film del regista interpretato dall’ormai inseparabile compagno d’avventura Ryan Gosling, La vendetta degli anti-eroi è la summa perfetta della poetica refniana, limpido ritratto di uno degli autori più interessanti e coerenti degli ultimi anni, fautore di un cinema doloroso ma necessario in cui mette tutto se stesso. Come scrive Duroche, “voi non avrete certamente mai incontrato Nicolas Winding Refn. Ma se guardate i suoi film, saprete chi è veramente.”

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