empirismo-eretico

In Pier Paolo Pasolini lesperienza cinematografica è da considerarsi una ricerca, uno sforzo in direzione dellespressione, che assume le forme del dubbio quando ci si appresta a elaborarla concettualmente. Empirismo Eretico raccoglie alcune delle più importanti riflessioni pasoliniane in proposito: lopera, pubblicata nel 1972, contiene le note di teoria cinematografica del regista che, come in un lavoro interdisciplinare, si confronta con sociologia, linguistica, semiologia. Si tratta di un documento che tiene insieme tutti gli interventi dellautore anche in merito a lingua” e letteraturaa partire dalle nuove proposte che avanzano da quelle discipline.

PASOLININonostante la difficoltà di alcuni passaggi, emergono in quelle pagine prospettive di lettura che vale la pena ripercorrere se si vuole comprendere lo sforzo con cui, in Pasolini, il discorso sul cinema ha cercato di definire la sua superficie di appartenenza. Gli argomenti trattati sono molti anche limitandoci al solo versante cinematografico, ma, in questa sede, si vuole portare l’attenzione su un singolo momento della riflessione pasoliniana: il rapporto che il cinema intrattiene con il reale come momento di riflessione sulla realtà in se stessa.

Nel saggio Il cinema di poesia l’autore definisce il cinema come una lingua espressiva del tutto particolare, poiché essa è a sua volta la riproduzione di un altro linguaggio: quello della realtà. Un’analogia chiarificatrice spiega che il cinema rispetto al reale consiste in ciò che la scrittura rappresenta per la lingua orale, a supportarla il presupposto - niente affatto secondario - secondo cui esista una "lingua originale della realtà" che può essere riconosciuta attraverso lo studio delle forme del cinema, come uno specchio che ne riflette limmagine e contribuisce a svelarla. Elaborare la semiologia del linguaggio delle immagini cinematografiche significa perciò compiere la semiologia del linguaggio della realtà.

Il codice delle immagini del cinema è qui qualcosa di molto vicino a un linguaggio primordiale del reale, ingloba ogni forma di espressione. Limmagine è quel segno originario e grezzo che comprende in sé anche altre lingue, la sua particolarità sta proprio in questapertura e in questa comprensione di ogni singolo atto espressivo; infatti, dentro limmagine in movimento possono coesistere parole, gesti, musica e tutti i dati originari del reale, che invece il discorso tende a limitare.

Per questo motivo, lo specifico del linguaggio cinematografico è definito quasi in opposizione a quello letterario, così come viene stroncato ogni tipo di rapporto di filiazione tra teatro o romanzo e cinema; è vero che prima di lui i teorici del cinema avevano riflettuto su questo rapporto, ma le conclusioni cui giunge Pasolini seguono vie del tutto imbattute. Egli sottolinea che fin dai suoi esordi la settima arte è stata catturata dalle logiche del mercato, che lhanno fatta muovere soprattutto verso la sua trasformazione in spettacolo devasione; ciò ha tenuto sotto il livello di coscienza "tutti gli elementi irrazionalistici, onirici, elementari e barbarici" che invece costituiscono lessenza del linguaggio cinematografico per l'autore friulano. La convenzione narrativa che sottende al cinema di prosa, quello che si rifà cioè al teatro e al romanzo, immette dallesterno la razionalità, negando così l'elemento più caratteristico del cinema, ovvero l'essere un linguaggio che conserva l’irrazionalità come tratto ineliminabile.

Questo avviene perché è la realtà a essere permeata di qualcosa che è extra-razionale, ma non per questo indifferenziato o indistinto. Quando Pasolini parla di "fase pregrammaticale" intende appunto differenziare la percezione empirica del mondo dalla sua elaborazione concettuale.

Potrebbe sembrare che il tutto volga verso una lettura romantica e acritica, in un'opposizione dualistica tra esperienza e pensiero. Sennonché in un altro saggio contenuto nel libro l’autore scrive: "Non è chi non veda, a questo punto, come la semiologia del linguaggio dellazione umana (cioè il linguaggio della realtà, N.d.A.)qui proditoriamente descritto verrebbe poi a essere la più concreta delle filosofie possibili".

Se il cinema rappresenta la realtà attraverso se stessa, esso non è un linguaggio arbitrario né simbolico ma poetico, nel senso che diviene un momento di torsione dei nostri modi di comprendere e pensare, rappresentandosi come un momento di consapevolezza rispetto a certi meccanismi espressivi:

Mi è successo, insomma, quello che succederebbe a un tale che facesse delle ricerche sul funzionamento dello specchio. Egli si mette davanti allo specchio e lo osserva, lo esamina, prende appunti: e infine cosa vede? Se stesso. Di cosa si accorge? Della sua presenza materiale e fisica. Lo studio dello specchio lo riporta fatalmente allo studio di se stesso. Così succede a chi studia il cinema: siccome il cinema riproduce la realtà, finisce col ricondurre allo studio della realtà. Ma in un modo nuovo e speciale, come se la realtà fosse stata scoperta attraverso la sua riproduzione, e certi suoi meccanismi espressivi fossero saltati fuori solo in questa nuova situazione riflessa.

Su questa superficie di senso si sviluppano alcune delle pagine più dense di Empirismo Eretico, che interpretano il funzionamento della macchina cinema come una forma di conoscenza autentica, oltre che di espressione.

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