Invisibili: i film inediti in sala

locandina-antiviral“From her body to your body. From her cells to your cells.”

 Cronenberg, Brandon. Agli appassionati cinefili (ma anche ai profani) questo cognome risulterà sicuramente familiare. Ad esordire dietro la macchina da presa con Antiviral (in concorso nella sezione Un Certain Regard del 65º Festival di Cannes) è nientemeno che il figlio del geniale David, profeta della nuova carne ossessionato dal corpo e dalle sue (dis)funzioni, che negli ultimi tempi ha virato la sua filmografia verso qualcosa di più complesso e concettuale (Cosmopolis), rimanendo legato a doppio filo ai suoi comunque rintracciabili feticci.

Leggi tutto: ANTIVIRAL di Brandon Cronenberg (2012)

ArrugasUn film di animazione per raccontare la vecchiaia in modo crudo, senza mezzi termini e al contempo delicato e commovente: una scelta decisamente inusuale. Eppure la scommessa dello spagnolo Arrugas-Rughe funziona dal primo all’ultimo frame, attanagliando allo stomaco lo spettatore, tanto realistico e lontano da ogni possibile edulcorazione da sembrare quasi un documentario.

Tratto dall’omonima graphic novel di Paco Roca e presentato al Festival di San Sebastiàn nel 2011, il film è uscito in poche copie in Italia in versione originale sottotitolata. Un peccato che non abbia trovato una vera e propria distribuzione, nonostante i due premi Goya (gli Oscar del cinema spagnolo) vinti in patria.

Leggi tutto: ARRUGAS di Ignacio Ferreras (2011)

42Succede spesso nello sport, e nel calcio è quasi diventata una moda senza valore, che una squadra decida di ritirare un numero di maglia, in ricordo di un particolare giocatore, delle sue gesta, talmente importante da essere elevato a simbolo, entrando nell’assoluto. Quello che stupisce è che nel baseball americano, dal 1997, sia stato imposto a tutte le squadre di ritirare il 42, permettendo solo a chi già lo indossava di mantenerlo (ora è rimasto solo a Mariano Rivera, degli Yankees). Perché? È un ricordo, la memoria di un giocatore che ha cambiato per sempre la storia del baseball, e forse non solo.

Quando Branch Rickey (Harrison Ford) decise di portare Jackie Robinson (Chadwick Boseman) a firmare per I Brooklyn Dodgers, in molti devono aver pensato fosse pazzo. È il 1945, e Jackie è un afroamericano, giocare nella MLB, in mezzo alle discriminazioni razziali, era un’utopia: esistevano infatti le Negro League, riservate ai ragazzi di colore. Eppure Rickey ci crede, contro tutto e tutti.

Leggi tutto: 42 di Brian Helgeland (2013)

weekend-tra-amici-locandinaViene dalla giungla del cinema italiano indipendente quest’opera del giovane filmaker pugliese Stefano Simone (classe 1986), autore di piccolissimi film autoprodotti: Weekend tra amici è il suo terzo lungometraggio dopo Una vita nel mistero e Unfacebook.

Apparente buddy movie che si trasforma ben presto in dramma dalle sfumature pulp, racconta di quattro vecchi amici appassionati di calcio che ogni anno si ritrovano per un fine settimana insieme a godersi il quadrangolare prenatalizio delle squadre di cui sono tifosi. Ma, come non tardiamo a capire, l’appuntamento è diventato ormai uno stanco rito per sfuggire allo squallore della routine quotidiana. La convivenza si trasforma così nella miccia che fa esplodere le frustrazioni sopite dei quattro: c’è l’avvocato arrogante drogato di ansiolitici, il padre di famiglia fallito, il marito insoddisfatto, il dentista ricco ma privo di affetti.

Leggi tutto: WEEKEND TRA AMICI di Stefano Simone (2013)

 

Tre donne moraliViviamo con esseri che noi stessi abbiamo creato, baciamo fantasmi, difendiamo spettri: discutiamo d’arte con lupi mannari, trattiamo d’affari con spiriti, andiamo in giro con ombre di persone mai esistite

 

(Contessa Maria degli Obrapali)

 

 

 

Non esistono film belli o film brutti: esistono film utili e film inutili

 

(Ersilia Vallifuoco)

 

 

Un leggenda, confermata dallo stesso Pupi Avati pre-Beatificazione- vuole che Salò fosse un adattamento filologico del romanzo sadiano, pensato da Sergio Citti (reduce dal successo di “Storie scellerate”), coadiuvato- appunto- dal papà di Zeder. Quando Pasolini prese in mano il progetto, gettandosi nelle paludi della Meta-storia, fra le varie novità, impose che i quattro Signori citassero a tutto spiano versi estrapolati da “I fiori del Male”…Il sontuoso Romanticismo necrofilo di Baudelaire abbinato, in un gelido abbraccio, a Pierre Klossowsky (“Sade prossimo mio”), a Maurice Blanchot (“Lautréamont e Sade”), ma anche alle barzellette atroci del Presidente e ai cori alpini: questo il progetto di un disincantato Pasolini, per chiudere la porta in faccia al mondo così come lo conosciamo. Operazione esoterica ed aristocratica oltre ogni dire, ma che non deve stupire nel Calvario del Poeta, immaginifico Aedo della Arcaica Bellezza, se già ai tempi di Porcile, egli aveva definito il proprio “opus” come “un sonetto del Petrarca tradotto da Lautréamont”… E tutto questo nel 1975 (o era il 1974?).

 

Leggi tutto: Ma quante belle figlie, Madama Dorè!

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IL SUPERPAGELLONE DI OTTOBRE 2018

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Ed eccoci al momento del nostro superpagellone del mese. Ecco tutti i voti della redazione ai film di OTTOBRE 2018

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