Film inediti

 

Tre donne moraliViviamo con esseri che noi stessi abbiamo creato, baciamo fantasmi, difendiamo spettri: discutiamo d’arte con lupi mannari, trattiamo d’affari con spiriti, andiamo in giro con ombre di persone mai esistite

 

(Contessa Maria degli Obrapali)

 

 

 

Non esistono film belli o film brutti: esistono film utili e film inutili

 

(Ersilia Vallifuoco)

 

 

Un leggenda, confermata dallo stesso Pupi Avati pre-Beatificazione- vuole che Salò fosse un adattamento filologico del romanzo sadiano, pensato da Sergio Citti (reduce dal successo di “Storie scellerate”), coadiuvato- appunto- dal papà di Zeder. Quando Pasolini prese in mano il progetto, gettandosi nelle paludi della Meta-storia, fra le varie novità, impose che i quattro Signori citassero a tutto spiano versi estrapolati da “I fiori del Male”…Il sontuoso Romanticismo necrofilo di Baudelaire abbinato, in un gelido abbraccio, a Pierre Klossowsky (“Sade prossimo mio”), a Maurice Blanchot (“Lautréamont e Sade”), ma anche alle barzellette atroci del Presidente e ai cori alpini: questo il progetto di un disincantato Pasolini, per chiudere la porta in faccia al mondo così come lo conosciamo. Operazione esoterica ed aristocratica oltre ogni dire, ma che non deve stupire nel Calvario del Poeta, immaginifico Aedo della Arcaica Bellezza, se già ai tempi di Porcile, egli aveva definito il proprio “opus” come “un sonetto del Petrarca tradotto da Lautréamont”… E tutto questo nel 1975 (o era il 1974?).

 

Leggi tutto: Ma quante belle figlie, Madama Dorè!

 

locandina-a-annan-vegÈ possibile coniugare tre elementi come i paesaggi di Werner Herzog, un humor tipicamente nordico - alla Kaurismaki per intenderci - e un tono leggermente drammatico? La pellicola dell’islandese Hafsteinn Gunnar Sigurdsson, A annan veg (Either Way), sembra riuscirci.

 

Finnbogi (Sveinn Olafur Gunnarsson) lavora, nel corso della stagione estiva, sulle strade islandesi libere dalla neve e dal ghiaccio invernale. Quest’anno, eccezionalmente, si è portato appresso il giovane Alfred (Hilmar Gudjonsson), fratello di sua moglie con il quale instaura uno strano legame di amicizia e parentela che li terrà uniti, fra alti e bassi, durante questi mesi estivi.

 

 

Leggi tutto: A ANNAN VEG (EITHER WAY) di Hafsteinn Gunnar Sigurdsson (2011)

visins-di-cjase-locandinaPer ogni film che sbarca al cinema, ce ne sono molti altri che probabilmente non vedranno mai il buio della sala. Visins di Cjase, lungometraggio d’esordio di Marco Londero e Giulio Venier, in realtà è stato presentato diverse volte nel corso del 2012 in Friuli Venezia Giulia (dove viene tuttora proiettato periodicamente), ma non ha ancora una vera distribuzione sul territorio nazionale.

Si tratta di un piccolissimo film prodotto dalla casa cinematografica indipendente Uponadream, in collaborazione con Teatrino del Rifo e Prospettiva T. Un prodotto low budget, tratto da Racconti bigami di Renzo Brollo (anche sceneggiatore), realizzato da un gruppo di appassionati di cinema che si sono cimentati in un’operazione decisamente originale.

 

 

Leggi tutto: VISINS DI CJASE di Marco Londero e Giulio Venier (2012)

Locandina-Primer"Do you believe in time travel?" Questa è la domanda che il coniglio Frank rivolge ad un Donnie Darko strafatto di farmaci, ed è la stessa domanda a cui tanti sci-fi geeks vorrebbero avere una risposta, la possibilità di piegare la linea retta del tempo per raggiungere uno qualsiasi dei punti che la compongono. Il cinema non si è mai posto tanti problemi ed ha sfruttato, con risultati altalenanti, un' idea affascinante con tutte le sue possibili applicazioni narrative: basti pensare all' immortale trilogia di Zemeckis, Ritorno al Futuro. Ma anche titoli più o meno conosciuti più o meno recenti, come Deja vu del compianto Tony Scott, lo stesso Donnie Darko di Richard Kelly poco sopra citato, Butterfly Effect, L' esercito delle Dodici Scimmie di Terry Gilliam e, perchè no, anche il capolavoro di Lynch, Strade Perdute. E poi c'è Primer.

 

 

Leggi tutto: PRIMER di Shane Carruth (2004)

the raidAppena rientrato dalla trentesima edizione del Torino Film Festival, ho avuto modo di riflettere su come questa rassegna scelga e proponga costantemente titoli coraggiosi ed intelligenti. Caratteristiche che The Raid, di Gareth Huw Evans, non nasconde minimamente (motivo per cui abbiamo potuto apprezzarlo nella rassegna torinese dello scorso anno). 
 
La trama è elementare e lineare. In Indonesia, una squadra Swat organizza un blitz in un condominio governato da un boss mafioso e abitato da tutti i suoi aguzzini. Inevitabilmente la copertura salterà e inizierà una guerra alla sopravvivenza a porte chiuse. Non è tanto il "cosa" a farci apprezzare questo film, ma il "come". Il regista gira molto bene, a mano sicura, con uno stile che non ha da invidiare nessuno dei grandi capolavori d'azione. Ma la cosa ancor più sorprendente è che lo fa in un lungometraggio che parte si da un plot semplice, ma si addentra in campi ben più intimi e profondi. 

Leggi tutto: THE RAID, di Gareth Evans (2011)

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