42Succede spesso nello sport, e nel calcio è quasi diventata una moda senza valore, che una squadra decida di ritirare un numero di maglia, in ricordo di un particolare giocatore, delle sue gesta, talmente importante da essere elevato a simbolo, entrando nell’assoluto. Quello che stupisce è che nel baseball americano, dal 1997, sia stato imposto a tutte le squadre di ritirare il 42, permettendo solo a chi già lo indossava di mantenerlo (ora è rimasto solo a Mariano Rivera, degli Yankees). Perché? È un ricordo, la memoria di un giocatore che ha cambiato per sempre la storia del baseball, e forse non solo.

Quando Branch Rickey (Harrison Ford) decise di portare Jackie Robinson (Chadwick Boseman) a firmare per I Brooklyn Dodgers, in molti devono aver pensato fosse pazzo. È il 1945, e Jackie è un afroamericano, giocare nella MLB, in mezzo alle discriminazioni razziali, era un’utopia: esistevano infatti le Negro League, riservate ai ragazzi di colore. Eppure Rickey ci crede, contro tutto e tutti.

 

Ironia della sorte: uno dei film più belli del 2013, presentato negli Stati Uniti il 12 aprile, nelle nostre sale non è mai arrivato, disponibile per il download da iTunes da luglio e solo da ottobre per home video. E il 12 aprile non è una data casuale, infatti il 15 aprile ricorre il Jackie Robinson Day, in cui ai giocatori è concesso indossare il numero 42, perla sola e unica volta in tutta la stagione. Non è il primo biopic scritto su Robinson, che, è evidente, ha avuto un ruolo fondamentale nella rottura della baseball color line – la barriera razziale che escludeva gli afroamericani – : nel 1950, infatti, uscì nelle sale Jackie Robinson Story, in cui lui recitava interpretando se stesso, ma è da dire che con 42 si raggiungono ben altre vette. Di fatto si tratta di una pellicola molto classica, lineare nella narrazione ma non per questo meno efficace, che vive di un montaggio spedito e ben orchestrato, grazie anche ad una sceneggiatura e a dialoghi ritmati, senza pause, forsennati, scritti dallo stesso regista, Brian Helgeland, già sceneggiatore di Debito di sangue e Mystic River. Home run. La scelta degli attori, inoltre, è un altro valore aggiunto di questo piccolo gioiello: Harrison Ford è un Rickey attempato, carismatico e sicuro di sé, mentre Boseman conquista con un’interpretazione meravigliosa ed intensa, fatta di grinta, passione e sensibilità.

Si parla di baseball ma senza mostrarlo troppo, per cui anche i non appassionati potranno godere di un film di ottima fattura, che parla di sport, sì, ma soprattutto di valori veri, di una storia che ha lasciato il segno negli Stati Uniti e che, purtroppo, in pochi conoscono. L’unico rimpianto è che Jackie Robinson, deceduto nel 1972, non possa vederlo.

 

 

Voto: 3/4

 

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