I classici

freaks

“They didn’t ask to be brought into the world, but into the world they came”.

Mostrare l'immostrabile, spettacolarizzare l'inguardabile, costringere lo spettatore a fare i conti con un'umanità altra, talmente disprezzata e disprezzabile da non sembrare nemmeno parte della stessa categoria di viventi. E farlo con una grazia inimitabile, entrando in punta di piedi nei carrozzoni fatiscenti dove si annida questa strana tribù para-umana, guardando a questi figli sfortunati, o a quel che resta di loro, con l'occhio commosso e impermeabile al reale tipico della madre dello scarafaggio.

È l'impresa compiuta da Tod Browning, già autore di numerose pellicole mute che sfioravano o abbracciavano il tema “fenomeni da baraccone” (come il dimenticato e splendido Lo sconosciuto) con Freaks, che si affaccia al 1932 pieno di ambizioni destinate naturalmente ad essere frustrate. Incompreso, maltrattato, tacciato di turpitudine ed immoralità, questo capolavoro della settima arte viene rinnegato insieme al suo autore, recuperato come cult-movie dai fanatici dell'horror (peraltro incomprensibilmente) solo trent’anni dopo e a tutt'oggi non ancora del tutto sdoganato.

 

Forse più si cresce e più si è sensibili alla nostalgia. Deve essere per questo che, scorrendo i titoli presenti nella mia videoteca, il mio sguardo si ferma sempre su quelli con i quali, non posso negarlo, ho dei legami particolari che nulla o quasi hanno a che vedere con il valore artistico o l'importanza dei nomi coinvolti.

2001.-Odissea-nello-spazio

Oltre. Semplicemente. Cos’altro si pió scrivere oggi su2001: Odissea nello spazio? Era il 1968, la prima fu il 2 aprile a Washington D.C., quando la storia del cinema ebbe un sussulto.

Stanley Kubrick ce l’aveva fatta: l’opera totale, sinestetica, che sarebbe diventata la pellicola del secolo aveva fatto capolino sul grande schermo.

 

 

personaFate silenzio, inizia il film.

Due luci si accendono, una pellicola scorre in un piccolo proiettore: in rapida successione si sovrappongono un pene (ricordate cosa diceva Tyler Durden?) e disegni animati; un ragno e un agnello sacrificale; immaginislapstick e chiodi che si piantano nelle mani di (?) Cristo.

Forse è la dimostrazione che, a più di 40 anni di distanza, le teorie Ejzensteniane sulla messa in pratica del montaggio delle attrazioni sono ancora valide, o forse Bergman ha voluto mostrare frammenti di contenuto che hanno caratterizzato la sua filmografia precedente: il sesso, la religione, il sacrificio, la passione per gli albori del cinema (come racconta nella sua autobiografia: La lanterna magica), il ragno-rappresentazione di Dio in "Come in uno specchio" e, per ultima, la neve che rimanda a Luci d'inverno e alla sua Svezia che non ha mai voluto lasciare.

 

 

FrankenweenieIl mondo alla rovescia è un noto topos che fin dal Medioevo, come insegna Bachtin, ricorre in arte e letteratura, e ci restituisce una realtà totalmente alterata e contraria rispetto ai valori e ai costumi tradizionalmente accettati/accettabili. L'universo di Tim Burton può senza dubbio alcuno classificarsi come il mondo alla rovescia più oscuro e affascinante del cinema contemporaneo e fin dalle sue origini si può notare come il ribaltamento delle convenzioni sia questione assai urgente, quasi irrinunciabile per il regista-disegnatore di Burbank. Il suo primo mediometraggio, Frankenweenie, è del 1984, e tuttavia già contiene tutti quei topoi che ne costituiscono, consolidandosi in breve tempo, lo stile inconfondibile: l'ossessione per il mostruoso, l'immaginario gotico, fatto di silouhettes inquietanti e cimiteriali, ma soprattutto il mondo alla rovescia, per cui ciò che sembra buono e rispettabile è in realtà corrotto, come una mela che nasconda sotto la buccia lucida un brulicare di vermi, e ciò che sembra non conforme, o per meglio dire anti-conforme, sgraziato, socialmente inadatto contiene, a ben guardare, la vera essenza del bello, in senso morale soprattutto.

 

 

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