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L'Europa e gli Stati Uniti sono stati i principali interpreti della mirabolante ascesa di un'arte giovane e ancora oggi sulla cresta dell'onda, il cinema. Da una parte c'è la Hollywood patinata delle Major (interessate più agli introiti che ai contenuti), dall'altra la scuola europea (francese, tedesca, russa e italiana), che proietta in sequenza delle immagini colme di senso, messaggi artistici al pari dei dipinti, delle poesie o delle canzoni.

Se c'è un regista che è riuscito a riunire il meglio delle due scuole, questo è Miloš Forman. Nato a Čáslavin Cecoslovacchia (oggi Repubblica Ceca), perse i genitori nei campi di concentramento nazisti e a causa della primavera di Praga emigrò nella lontana America divenendo uno dei più importanti registi della storia. Portare al cinema il libro di Ken Kesey intitolato Qualcuno volò sul nido del cuculo (One Flew Over the Cockoo's Nest) era una sfida che in pochi avrebbero accettato. Nonostante il rischio fosse altissimo (la condizione e il disagio all'interno degli ospedali psichiatrici erano stati fino a quel momento un tabù per i cineasti), il mix tra intrattenimento emotivo hollywoodiano e una trama ricca di sostanza diede vita a un assoluto capolavoro.

 

 

Già dal titolo, di difficile comprensione in Italia (pare che derivi da una filastrocca e che significhi: “qualcuno andò fuori di testa”), si capisce come Forman non cerchi il semplice colpo ad effetto grazie a un dramma dalla lacrima facile, ma voglia guidare lo spettatore attraverso una lunga parabola emotivamente estenuante. L'ingresso del finto pazzo McMurphy (un Jack Nicholson strepitoso) stravolgerà la quiete di uno dei tanti centri di riabilitazione mentale. Il rapporto con gli altri “ospiti” della struttura (gli indimenticabili picchiatelli tra cui figurava un giovane Danny DeVito) e soprattutto lo scontro con l'infermiera Ratched (interpretata da Louise Fletcher, vincitrice dell'Oscar come miglior attrice) saranno la chiave di volta che potrebbe ridonargli la libertà oppure spalancargli la definitiva strada verso l'oblio.

Questo film è una scatola che contiene i più grandi disagi della storia recente: i diritti dell'individuo, le violenze sui minori, il problema dei nativi americani, le violenze interculturali in genere, l'handicap, i disagi mentali e i loro rapporto con la società. Il tema centrale inquadra un'intera generazione (quella della contestazione giovanile, del '68), ed è lo scontro con i poteri forti. Le glaciali occhiate di Miss Ratched e il volto di McMurphy, avvilito da una situazione che non muta nemmeno con la maggioranza dei voti, sono equiparabili alle manganellate dei poliziotti su giovani ormai privi di alcuna speranza visti in Fragole e Sangue di Stuart Hagmann. La spinta rivoluzionaria di Forman non si esaurirà affatto tra le mura di un manicomio, ma affiorerà ancor più chiaramente nel musical manifesto Hair.

Qualcuno volò sul nido del cuculo non è un semplice film di denuncia, ma è l'impresa portata a termine da un regista ceco emigrato, che è riuscito ad agguantare l'olimpo della settima arte. Nel caso in cui questo parere non fosse condiviso, lascio a McMurphy l'azzeccata risposta: “Almeno io ci ho provato, vacca troia. Almeno io ci ho provato”.

 

 

 

 

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