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Per un ragazzino di 12 anni la parola cinema significa cartoni animati o film della sera (visti odiosamente a metà perché il giorno dopo bisogna svegliarsi presto). Questa visione distorta e distratta cambia miracolosamente un pomeriggio in cui, dall'interminabile collezione paterna di VHS, si decide di vedere un film che dà il via a una passione irreversibile. Dal Tramonto all'alba (From Dusk Till Dawn), diretto da Robert Rodriguez e sceneggiato da Quentin Tarantino, è divertimento puro e cazzeggio all'ennesima potenza, le due priorità per un dodicenne poco smaliziato.

La trama è costruita sulla base di uno schema ripreso dal maestro dell'horror Stephen King: prima bisogna disorientare il pubblico con una storia “normale” e dei protagonisti in cui è facile immedesimarsi. Quando tutto sembra ormai definito, deve avvenire la svolta che stupisce e che catapulta lo spettatore dritto in pasto alla paura.

 

 

Rodriguez e Tarantino compilano diligentemente le caselle lasciate vuote da King con la storia dei fratelli Seth e Richard Gecko (rispettivamente George Clooney e Quentin Tarantino), criminali in fuga verso il Messico dopo una rapina. I due prendono in ostaggio un'intera famiglia composta dal pastore senza fede Jacob (Harvey Keitel) e dai suoi due figli Kate e Scott (Juliette Lewis e Ernest Liu). L'appuntamento per piazzare il malloppo è fissato presso il Titty Twister, bar per camionisti dall'aspetto poco invitante; in realtà il locale è un inferno di vampiri che attirano i viandanti per poi cibarsene allegramente. La lotta per uscirne vivi è una delle più dure, sanguinose e divertenti viste sul grande schermo.

Tarantino & co., cultori di B-Movie e non solo. L'inizio della storia strizza l'occhio a Steve McQueen e al suo Getaway il rapinatore solitario, le orde di vampiri assatanati sono un esplicito omaggio agli Zombie di George A. Romero e la struttura della pellicola è ricalcata da Distretto 13 di John Carpenter(Scott ha persino la t-shirt con il titolo del film stampato sopra). La discesa agli inferi è una punizione che Rodriguez infligge ai suoi personaggi, dipingendo magistralmente un postaccio non segnalato dalle guide turistiche. L'orgia di alcool, donne e rock'n'roll si tramuterà inaspettatamente in un fiume di sangue e violenza, che non si fermerà fino a quando il primo raggio di sole non farà capolino dai fori delle pallottole sui muri del Titty Twister.

La scena ormai cult del “ballo proibito” della vampira Salma Hayek, mai più così sensuale e ammaliatrice, merita un paragrafo a sé. In sottofondo risuona la musica dei Tito & Tarantula, la cinepresa indugia colpevolmente sulle forme di una venere ambrata che brandisce un serpente giallo. Tra un movimento e l'altro, la sua attenzione si ferma sullo psicolabile Richard (Tarantino) che, quasi inerme, si abbevera prima dal piede e poi dalla bocca della donna. Erotismo allo stato puro. Il cast è un corollario di volti noti affiancati da attori visti in precedenti pellicole del regista e dello sceneggiatore (da Danny Trejo a Tito Larriva).

La mia gratitudine nei confronti della premiata ditta Tarantino/Rodriguez è immensa. Senza di loro non avrei mai cercato di guardare tutti i film che mio padre teneva nella libreria, né avrei amato così tanto varcare la soglia del cinema per tuffarmi in due ore di emozioni vissute da altri. Tutto questo è nato paradossalmente, come disse James Berardinelli, da “molto divertimento e poca arte”.

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