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Chi l'avrebbe mai detto che Renato Pozzetto ci avrebbe regalato il ruolo della vita a ottant'anni compiuti grazie a Pupi Avati, altro eterno ragazzino del cinema che continua a fare il suo cinema intimista e nostalgico con Lei mi parla ancora, pensato per le sale ma poi approdato su Sky. Il regista bolognese torna nei luoghi del cuore (la bassa padana, tra Emilia e Veneto) con la storia vera dei genitori di Elisabetta e Vittorio Sgarbi, raccontata nel libro Lei mi parla ancora - Memorie edite e inedite di un farmacista che il papà Giuseppe Sgarbi ha pubblicato a 93 anni.

L'elaborazione del lutto è un tema ostico da trattare senza cadere nel melenso e il piccolo miracolo dell'opus cinematografico numero 41 del prolifico Avati è proprio la capacità di aggirare il rischio retorica poggiandosi su una narrazione volutamente frammentata che mescola presente e ricordo e sulla maiuscola interpretazione di Pozzetto, circondato da un cast di grande rilievo (come sempre per Avati) che comprende Stefania Sandrelli, Fabrizio Gifuni, Isabella Ragonese, Chiara Caselli, Lino Musella, Alessandro Haber, Nicola Nocella, Serena Grandi e Gioele Dix.

Il regista conferma il suo interesse a tirare fuori il lato drammatico di attori comici (come già fatto in precedenza con Diego Abatantuono, Massimo Boldi, Christian De Sica) e a raccontare un'Italia del passato, semplice e genuina, con la storia dell'amore infinito tra Nino e la Rina, farmacisti e collezionisti d'arte uniti da un sentimento così forte e incrollabile da renderli "immortali". Il risultato è un prodotto certamente imperfetto cui non mancano difetti tecnici, qualche raccordo frettoloso e una regia a tratti claudicante che spesso però ritrova la quadra con inquadrature quasi espressioniste. A riscattare questo andamento senza dubbio ondivago è il carico di emozioni di un'opera che affronta la morte, la vecchiaia e il tema della memoria con profonda sensibilità, in modo sinceramente toccante e con diverse sequenze che vanno dritte al cuore. Da vedere.

Voto: 2,5/4

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