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Su Netflix

Martha (Vanessa Kirby) è una giovane madre costretta a vedere morire la figlia pochi minuti dopo averla data alla luce. Contro l’ostetrica presente durante il parto, accusata di negligenza, viene intentata una causa. Ma né la giustizia né il legame con il compagno Sean (Shia LaBeouf) potranno restituire a Martha ciò che le è stato tolto.

“È possibile sopravvivere dopo che si è persa la persona che più si amava? A cosa ci si aggrappa quando sembra che non ci siano più appigli?”. Nel suo primo film in lingua inglese, il regista ungherese Kornél Mundruczó (Una luna chiamata Europa) racconta una storia tanto intensa quanto autobiografica. Scritto insieme alla moglie, Kata Wéber, Pieces of a Woman serve a Mundruczó come palliativo per un dolore che lui stesso ha vissuto e per cui non esiste rimedio: il dolore dato dalla perdita di un figlio.

I “pezzi” del titolo sono innanzitutto quelli di Martha, una madre “incompiuta”, che sente il latte bagnarle il seno ma non ha più nessuno da allattare. Ma sono anche i pezzi della relazione tra Martha e Sean. Nella prima parte del film, Mundruczó ci presenta una coppia molto unita, pur nelle differenze di carattere. Lei viene da una famiglia borghese, lavora in un ufficio; lui è un uomo semplice, un operaio dalla battuta sempre pronta. La macchina da presa pedina i due genitori, li segue con delicatezza per ben ventiquattro minuti di piano sequenza nell’intimità di una vasca da bagno e ferma il tempo del travaglio. Quest’intimità viene spezzata nel momento in cui la piccola Yvette chiude gli occhi per sempre. Alla compattezza del primo tempo si oppongono allora i frammenti di una cornice, i percorsi distinti di Martha e Sean, che il regista non terrà quasi più nella stessa inquadratura.

Non ci sono solamente i concetti di unione e separazione, intimità e solitudine, a dividere il film in due parti. Alla carnalità e al crudo realismo delle scene del parto, il regista preferisce un simbolismo che a lungo andare diventa stucchevole e scontato. Ci sono i semini di mela, che dopo un lungo anno si trasformeranno in un albero trionfante, segno del superamento del trauma e dell’affermazione di una nuova vita. C’è l’acqua, con cui l’esistenza di Yvette ha inizio ma anche fine, allorché le sue ceneri vengono gettate in un fiume.

Forse Mundruczó non ha il senso della misura. Mette troppa carne al fuoco, esagera nei primi e primissimi piani, e lascia ai personaggi che ruotano attorno alla meravigliosa Kirby un ruolo tutto sommato marginale. Uno tra tutti: il ruolo della madre di Martha (Ellen Burstyn), una ricca e dispotica matriarca sopravvissuta all’Olocausto.

Eppure, mostrandoci la vita che, nonostante tutto, trova il modo di imporsi, Mundruczó ci regala un film indimenticabile. Pieces of a Woman è un film dove c’è un processo ma non c’è giudizio. Solo dolore. Pieces of a Woman, di cui Martin Scorsese è produttore esecutivo, è stato presentato in anteprima mondiale alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, dove Kirby ha vinto la Coppa Volpi come migliore attrice. È ora disponibile su Netflix.

Voto: 2,5/4

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