atlantique

L’esordio alla regia di un lungometraggio per Mati Diop è stato davvero ben visto dalla critica e dalla giuria del Festival di Cannes 2019. Atlantique ha vinto infatti il Gran premio speciale della giuria e inoltre Mati Diop è stata la prima donna di colore a dirigere un film del concorso principale. I numerosi plausi ottenuti hanno portato il colosso statunitense dello streaming Netflix ad acquistarne i diritti di distribuzione.

Scelto per rappresentare il Senegal agli Oscar 2020, Atlantique è certamente uno dei titoli più interessanti dell’anno e l’arma che serviva al cinema africano. Il film, girato e ambientato nei sobborghi degradati di Dakar, narra la storia di Ada, innamorata di Soulemain, un giovane operaio di un cantiere, ma promessa sposa di Omar, un facoltoso uomo ricco che le darebbe l’opportunità di cambiare del tutto la sua vita. Il giovane Soulemain non viene pagato da mesi e per questo motivo, insieme ad alcuni colleghi, parte improvvisamente via mare per la Spagna, alla ricerca di un futuro migliore. Così la bellissima Ada perde l’unica cosa che la rendeva felice. Dei ragazzi partiti, della barca, non si sa nulla. Scomparsi in mare. Il giorno del matrimonio di Ada però, qualcosa succede, divampa un incendio nel palazzo e le sue amiche vedono Soulemain, da lì in poi tutto cambia. Il film subisce un improvviso e inaspettato stravolgimento di trama, iniziando a mescolare al melodramma, neorealismo di denuncia e cinema fantastico.

Il cinema attuale di Mati Diop guarda il mare, non solo come luogo di attraversata e divisione tra terre, ma anche come luogo magico e di speranza per un futuro migliore. Di ritorno di anime non morte e di amori più forti della morte stessa. La regia cruda e nuda del film sembra però avere una propria anima mistica, folkloristica e soprattutto spirituale. Questa fusione fa così emergere lo spaccato sociale e i legami alle tradizioni locali e al territorio, alla cultura e credenze, alla tremenda condizione lavorativa e qualità della vita. Mati Diop riesce a dare una personalità fortissima ad Atlatique. Di rilievo ci sono alcune scelte interessantissime dal punto visivo e tecnico, dove la regista mostra il suo talento: i volti, il flusso di essi che convergono in sguardi ed emozioni empatiche nei confronti dello spettatore più sensibile; i piccoli gesti e le costanti frenate della storia per osservare e ascoltare il mare, vero protagonista di questo film.

Francamente un risultato inaspettato, una storia importante per il popolo e la cultura africana. Un’opera che fonde storie e sogni, generi, cultura e un amore onirico.

Voto: 2,5/4

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