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annientamento

Una ricetta perfetta è tale quando tutti gli ingredienti sono in grado di mescolarsi in maniera omogenea dando vita ad un risultato finale capace di soddisfare chi ne usufruirà. Questo è il risultato del lavoro fantascientifico di Alex Garland, che in Annientamento ha fatto convergere cinema, scienza e filosofia, impacchettando il tutto e realizzando così uno dei migliori film sci-fi dell’anno. Garland, con Annientamento ha fatto qualcosa di diverso, è riuscito ad andare oltre la fantascienza, non abbandonando, dopo Ex-Machina, quella strada tortuosa nella quale lo spettatore verrà costretto a porsi delle domande esistenziali, alle quali però alla fine non riuscirà a rispondersi: cosa è reale e cosa non lo è? Esiste un altro tipo di vita, diversa da quella che noi umani concepiamo? Ma chi è in grado di rispondere veramente a queste domande?

Alex Garland prende spunto dall’omonimo romanzo di Jeff VanderMeer, primo di una trilogia (Southern Reach Trilogy), riadattandolo e cambiandolo in gran parte. Il film, che in Italia e non solo, non è passato dal cinema approdando direttamente su Netflix, narra la storia della biologa Lena, interpretata da una stupenda Natalie Portman, perfetta nel suo ruolo di scienziata, moglie e combattete estasiata, turbata nell’intimo, spaventata e allo stesso tempo incuriosita. Il marito di Lena, soldato in missione, è scomparso in circostanze molto misteriose e ricompare dopo più di un anno nella loro casa, ma qualcosa non va. Kane, questo il nome del marito interpretato da un mimicamente impassibile Oscar Isaac, non sta bene, non ricorda nulla della missione e dei suoi compagni né come è arrivato lì. Poco dopo vedremo un frame che si rivelerà nodo fondamentale per la piena comprensione finale del film: le mani di Lena e Kane che vengono mostrate con un close-up riflesse attraverso un bicchiere d’acqua mentre le loro dita si intersecano e si separano simultaneamente, rendendo impossibile qualsiasi distinzione tra loro, e Kane che inizia a tossire sangue. Entrambi vengono prelevati da forze speciali e portati in un laboratorio segreto dove Lena scoprirà parte della verità: tre anni prima una meteora aveva colpito un faro in Florida che aveva generato lo “Shimmer”, il Bagliore. Questo bagliore si presentava come una membrana, una bolla, una cupola che si stava gradualmente espandendo e risucchiando tutto. Tutti coloro che avevano provato ad entrarci non vi avevano più fatto ritorno, tranne Kane.

Lena così decide di affrontare il bagliore e, accompagnata da altre quattro donne, quattro scienziate, capeggiate dalla dottoressa Ventress (Jennifer Jason Leigh, ritornata al successo con The Hateful Eight di Tarantino) ci entra. Apprenderanno presto che il DNA di tutto ciò che vive all’interno dello “Shimmer”, o dell’Area X come viene chiamata, ossia di animali, piante e anche il loro, sta mutando e viene riflesso e combinato i modi del tutto nuovi, proprio come lo sguardo attraverso il bicchiere dell’acqua. Incontreranno strane creature, strane piante, repliche meravigliose e fusioni tra esseri umani e piante, fino allo snodo finale, con un incontro in cui ci sembrerà che Lena stia facendo i conti con se stessa, si stia combattendo e sia l’unica che possa porre fine a tutto questo. Una splendida scelta registica. Questa sequenza è quella che probabilmente ci farà capire, in minima parte l’enorme senso che c’è dietro quest’opera, una metafora per la vita di ogni essere umano che tende a espandersi, ma che in realtà dovrebbe prima guardarsi dentro e affrontare le sue sofferenze e i suoi demoni, perché per poter nascere qualcosa, si deve prima morire.

Garland struttura una storia che mostra una superfice curatissima, differente dal precedente lavoro Ex-Machina, tendente più a un design cinematografico contemporaneo e che ricorda Arrival o i più vecchi Contact e Stalker del maestro Tarkovsky. Annientamento è un film di stupore e contemplazione che ci parla della nostra inadeguatezza, dei nostri limiti e di quanto dolore possa arrecare alle nostre vite un cambiamento che non fa altro che uccidere una parte di noi stessi per far spazio, con enorme difficoltà, a una nuova, spesso molto tempo dopo, facendoci così rimanere, per parte della nostra esistenza, come in una sorta di limbo. Un racconto onirico, trascendentale ed esistenzialistico che mira al senso di smarrimento per poi trovare, forse, delle apparenti risposte nel viaggio esplorativo dentro noi stessi. Un film al femminile che però non parla, finalmente, di maternità, ma di psiche e di cambiamenti che non lasciano spazio alla logica, ma a una sorta di ermetismo stilistico. Se proprio si cerca una spiegazione la si può trovare nelle mura della casa dove vivono Lena e Kane da innamorati e dove consumano il loro amore, che però purtroppo, non si rivelerà immutabile. Annientamento è la continua trasformazione e adattamento di ogni essere umano alla vita e ad i suoi cambiamenti, oppure all'affrontare la morte.

Voto: 3/4

 

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