rocketman

Dopo aver fatto il botto nel 2018 con Bohemian Rhapsody, Dexter Fletcher torna all’attacco presentando fuori concorso alla 72esima edizione del Festival di Cannes Rocketman, biopic liberamente ispirato alla vita di sir Elton John (Taron Egerton) e co-prodotto insieme a suo marito David Furnish. Nei cinema italiani dal 29 maggio.

Per un personaggio sopra le righe è richiesta un’interpretazione sopra le righe. In questo senso Taron Egerton si spreca, mettendo nel suo ritratto tanto entusiasmo da rischiare di superare il confine sottile fra personaggio e macchietta. La sua prima entrata in scena a effetto setta il tono per tutta la pellicola, che tocca diversi temi di spessore senza dare mai l’impressione di volerli approfondire in alcun modo.

Insomma, il coefficiente di intrattenimento è altissimo, il ritmo serrato. Ma ampliando lo sguardo, l’operazione risulta l’equivalente cinematografico di uno scoop da testata scandalistica, interessato solo a sfiorare in superficie gli estremi di un percorso oscillante. Non che sia un male: nessuno ha mai detto i biopic debbano ricevere il sigillo dell’estrema veridicità né che non sia loro permesso omettere qualche dettaglio per il bene di una narrazione più fluida e leggera. Probabile però si ripeta il copione delle polemiche intorno a Bohemian Rhapsody e che i puristi lamentino qualche passaggio omesso o eccessivamente romanzato.

Passando alle note in positivo, ora che Fletcher può contare su uno stile riconoscibile, ne approfitta per osare di più in termini di montaggio e cinematografia. Alcune trovate centrano in pieno il bersaglio e rendono memorabili scene altrimenti di cerniera, sopperendo alla mancanza del gran finale che a suo tempo aveva redento Bohemian Rhapsody. Non abbiamo venti minuti di Live Aid, in compenso il pubblico del Troubadour inizia a galleggiare come fosse nello spazio quando Elton John versione giovane fa il suo debutto su un palco internazionale.

Se la ripetizione didascalica della parabola anonimato – improvviso successo – climax – caduta – riscatto risulta stucchevole, continua a essere irresistibile e galvanizzante la resa delle porzioni musicali. E la chiave potrebbe essere questa. Fletcher vuole parlare di storie di artisti, individui illuminati che diventano sé stessi solo quando suonano, cantano, si esprimono in musica. Il resto è un contorno che serve ma ricopre un’importanza secondaria.

Fra alti e bassi, in ogni caso, Rocketman viene promosso e sembra poter garantire a Egerton – che a differenza di Rami Malek presta la sua voce ai brani del nostro Reginald Dwight – una buona occasione di riscatto dopo il flop di Robin Hood.

Voto: 2,5/4

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