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Festival di Cannes   Cannes 67   Céline Sciamma   Daniel Wolfe   John Boorman   Damien Chezelle  

bande-de-fillesBANDE DE FILLES di Céline Sciamma (2014)


Uno dei film più attesi della Quinzaine des Réalisateurs, Bande de filles segna il ritorno della giovane (classe 1980) e talentuosa Céline Sciamma dopo il delicatissimo e toccante Tomboy (2011). Ancora una volta, sono le adolescenti a popolare l’immaginario della regista francese, in particolare una ragazza timida e poco integrata che stravolge la sua identità per essere accettata dal gruppo “cool”. La scelta di dividere la vicenda a capitoli funziona perfettamente e alcune intuizioni registiche, fra cui l’intenso incipit, confermano la mano sicura della Sciamma. A differenza del precedente film, però, Bande de filles soffre di una parte finale  che si allontana eccessivamente dallo spirito della pellicola, risultando posticcia e alquanto inverosimile. Ci sono poi alcune strade (il fratello violento, il rapporto con la madre), appena abbozzate e poi abbandonate, che intaccano la fluidità della pellicola. Un film interessante, che avrebbe però potuto volare più alto.

Voto: 2,5/4

 

CATCH ME, DADDY di Daniel Wolfe (2014)


L’esordio alla regia di Daniel Wolfe, anche sceneggiatore, è un thriller bislacco che alterna momenti di introspezione e analisi sulle dinamiche di coppia a sequenze di ultraviolenza. Leila (Sameena Jabeen Ahmed ), una ventenne di origine pakistana, è fuggita nello Yorkshire con il fidanzato inglese per sottrarsi alla dittatura di un padre-padrone e fanatico. La vita nel caravan è dura, ma i due si amano e sembrano potercela fare, finché non arriva sulle loro tracce un vero e proprio commando condotto dal fratello di Leila. Se la prima parte, con la rappresentazione delle difficoltà quotidiane dei giovani in fuga, sembra funzionare, la seconda, incentrata sull’inseguimento notturno, non tiene la suspense e alla lunga rischia di annoiare. Parzialmente riscattato da un finale durissimo a effetto, rimane un film che tradisce l’immaturità del suo regista: non male per essere un esordio, ma non convince ancora.


Voto: 2/4


QUEEN AND COUNTRY di John Boorman (2014)


Bill (Callum Turner) è di leva proprio mentre la Gran Bretagna decide di inviare soldati in Corea. Il ragazzo sarà graziato, ma sarà costretto a vedere le sofferenze dei suoi commilitoni di ritorno, mentre si strugge d’amore per la bellissima e misteriosa Ophelia (Tamsin Egerton). Un’autobiografia suggerita di John Boorman (alla fine Bill diventerà regista), tra turbamenti adolescenziali, rapporti di amicizia solidi e goliardici (con l’esuberante Percy, un convincente Caleb Landry Jones) e una riflessione socio-politica sull’Inghilterra dell’epoca (l’incoronazione della regina Elisabetta diventa un momento topico per il Paese). Didascalico e piatto, dal punto di vista della regia, non ha picchi né sviluppi notevoli. C’è però da segnalare una bella performance di David Thewlis che interpreta l’ossessivo sergente Bradley.

Voto: 2/4

 

WHIPLASH di Damien Chezelle (2014)


Vincitore dell’ultimo Sundance, Whiplash è il secondo lungometraggio di Chezelle, classe 1985, conosciuto soprattutto come sceneggiatore dell’horror The last exorcism. Andrew Neyman (Miles Teller) vuole diventare il nuovo Charlie Parker della batteria e studia ossessivamente al conservatorio, esercitandosi fino a farsi sanguinare le mani. A stimolarlo, frustrarlo, perseguitarlo il luciferino Mr. Fletcher (J. K. Simmons), il sergente Hartman del jazz. Un rapporto perverso e morboso allievo-maestro che non ha niente di nuovo ma che funziona, grazie all’ottima performance di Simmons, inquietante e sardonico. La macchina da presa vola tra rullante e piatti, scandendo il ritmo forsennato inseguito da Neyman con folle ostinazione. Anche se il deteriorarsi fisico del giovane batterista ricorda un po’ quello della Portman ne Il cigno nero, e la scuola di musica con la sua crudele competitività sembra un po’ una versione dark di Fame, il discorso funziona. C’è abbastanza cattiveria per tenersi lontani dalle retorica e tanta buona musica (il brano Whiplash che dà il titolo al film è un meraviglioso pezzo di Hank Levy).

Voto: 3/4

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