VERTIGO

Tra i tanti drammi delicati dell'edizione 2020 del Far East Film Festival, il titolo di Vertigo potrebbe trarre in inganno facendo pensare a un remake del classico di Hitchcock. In realtà il film di Jeon Gye-soo, rappresentante della folta delegazione coreana di questo festival (in tutto sono ben dieci i film presenti), segue la vita di una giovane impiegata di una società che ha sede in un grattacielo di Seoul. 

La ragazza, interpretata dall'attrice Chun Woo-hee (lanciatissima in patria), è alle prese con la relazione clandestina con un suo superiore, la precarietà della sua posizione lavorativa, un rapporto difficile con la madre e un problema di salute: soffre di acufene e vertigini. La sua esistenza, schiacciata da un universo lavorativo cinico e sottilmente misogino, viene osservata a distanza dal timido Seo Kwan-woo (Jeong Jae-kwang), lavavetri che ogni giorno si cala dal grattacielo nel vuoto come un acrobata.

Interamente sorretto dalla prova intensa di Chun Woo-hee, su cui il regista si sofferma con continui primi piani, Vertigo è un dramma dilatato e silenziosamente disperato, scandito dallo scorrere della stagione autunnale e dalle sue manifestazioni atmosferiche, che racconta la condizione della donna lavoratrice nella Corea contemporanea. Notevole l'analisi sociale, benché l'estrema cura formale (raffinatissima la fotografia di Lee Seong-eun) renda il film sin troppo patinato e dia talvolta l'impressione di una cornice che soffoca il quadro.

Voto: 2,5/4

 

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