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Un uomo trova un borsone pieno di soldi dentro un armadietto e lo nasconde tra gli oggetti smarriti sperando di appropriarsene in futuro. Un agente della dogana indebitato con un criminale spera di saldare il debito derubando una persona che cerca di emigrare illegalmente. Una hostess di un locale per uomini, truffata, subisce le angherie del marito e pensa di ucciderlo per intascare l'assicurazione sulla vita.

I soldi sono i veri protagonisti di Beasts Clawing at Straws, opera prima di Kim Young-hoon, l'elemento che muove le vite miserabili di personaggi che si trovano intrecciate in maniera inestricabile, vittime inconsapevoli delle proprie scelte, della propria avidità, in un circolo infinito di azioni, conseguenze e sangue.

La suddivisione in capitoli è precisa ed efficace nel rendere comprensibile e godibilissima anche una storia frammentaria come questa, tenuta insieme da una formula che di originale ha poco o nulla ma che riesce a mantenere l'attenzione del pubblico gocando sull'effetto sorpresa e il piccolo colpo di scena piazzato ad arte.

Un piccolo ma riuscito esempio di un cinema di stampo “pulp” da non sottovalutare.

Voto 2,5/4

 

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