chanfeng-town

La vita in un sonnolento paesino cinese suddivisa in cinque capitoli, vista attraverso l'occhio di alcuni ragazzini che si divertono tra giochi, monellerie e le proiezioni del piccolo cinema locale.  Davanti a loro va in scena un campionario di umanità fatta di tenerezza, pregiudizi, amori, morte e crudeltà. 

Per il suo secondo lungometraggio, la regista Wang Jing, già aiuto regista di Jia Zhangke, dipinge un ritratto imbevuto di dolcissima nostalgia, che sembra guardare affettuosamente a a classici del coming of age cinefilo come Nuovo cinema Paradiso di Giuseppe Tornatore e L'ultimo spettacolo di Peter Bogdanovich. Il tema centrale è ovviamente la crescita e la fine dell'innocenza per i piccoli protagonisti, gli amichetti "Rogna" e "Quattrocchi", ma Changfeng Town colpisce soprattutto per lo spirito umanista, senza retorica o didascalismo, con cui ritrae la galleria dei suoi personaggi  che restano nel cuore (dall'adolescente "Testa rossa" che corteggia goffamente la cassiera del cinema al solitario uomo con il camion blu, dal poeta incompreso al dentista outsider), dove il neorealismo del racconto della vita di provincia in un passato imprecisato si mescola al realismo magico, tra alluvioni catartiche, piante "parlanti" e l'incedere delle stagioni.

Per quanto possa apparire derivativo e al di là di una lunghezza forse eccessiva, il film di Wang Jing mantiene freschezza,non manca di una sua originalità (la frammentazione temporale) ed è un omaggio struggente alla storia del cinema (elemento ricorrente di questo Far East Film Festival da Lucky Chan-Sil a Labyrinth of Cinema) con le immagini del grande schermo che mostrano scene da film come Le notti di Cabiria (tutto il film è denso di spirito felliniano), I 400 colpi e i classici del cinema asiatico.

Voto: 3/4

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