HAND-ROLLED-CIGARETTE

Sommerso fino al collo dai debiti, l'ex soldato della British Colonial Army, Kwan intrattiene affari poco puliti con le triadi locali facendo da mediatore tra le parti e cercando di intascare quanto più possibile con le commissioni. La sua precaria posizione si complica ancora di più quando decide di dare protezione a un giovane immigrato, in fuga dagli scagnozzi di un boss locale dopo avergli trafugato diversi chili di droga.

L'esordio alla regia dell'attore Chen Kin-long è un film acerbo capace però di mostrare il profondo rispetto del regista per il cinema noir hongkonghese. Ma non solo. Hand Rolled Cigarette ci porta in una Hong Kong divisa e frammentata tra le culture e le etnie che la popolano, dove la ricerca di un senso di appartamenenza è l'obbiettivo ultimo prima ancora della sopravvivenza.

I protagonsiti infatti sono dei veri e propri emarginati: Kwan ha perso il rispetto e l'amicizia dei suoi commilitoni che lo ritengono responsabile del suicidio di uno di loro. Mani è un immigrato che vorrebbe solo dare un futuro migliore a suo fratello minore. Si respirano quasi le atmosfere del cinema di Miike di fine anni '90 e primi 2000 dove erano gli outcast, i “randagi” senza una patria precisa, a popolare le sue pellicole.

Hand Rolled Cigarette però, nonostante la violenza che Kwan e Mani si tirano dietro, è una pellicola che ci lascia con un accenno prepotentemente ottimista, un messaggio di speranza veicolato da un gesto tanto semplice quanto umano, una sigaretta preparata a mano che crea un ponte tra tutte le fratture e le divergenze.

Voto: 2,5/4

 

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