MONEY HAS FOUR LEGS

 

Il regista Wai Bhone vorrebbe solo girare il suo film, remake di un classico birmano al quale è convinto di poter dare il suo contributo artistico. Ma la censura ed una produzione invadente continuano a mettere i bastoni tra le ruote alla sua visione, senza contare attori viziati e sempre in ritardo e una telecamera danneggiata da ripagare. I soldi non bastano mai, sia per finire il film che per pagare l'affitto, ed è così che, insieme al cognato, Bhone decide di organizzare una rapina in una banca sull'orlo del fallimento.

 

Il Far East Film Festival è ed è sempre stato una finestra sulle cinematografie asiatiche nel loro complesso. Se Sud Corea, Cina, Hong Kong e Giappone l'hanno sempre fatta da padrone, non sono mai mancati degli sguardi a quelle realtà più piccole, quasi invisibili. E' il caso del cinema birmano che in questa ventitreesima edizione si presenta al pubblico con un piccolo film, che non racconta o rappresenta la complicata situazione poltica del suo Paese ma che ne traccia invece un ritratto di diffusa povertà. Ed è un vero peccato.

 

Ci si aspettava qualcosa di più, onestamente, oltre alle parentesi metacinematografiche, da un punto di vista strettamente cinematografico. Ci si aspettava una visione più concreta e tagliente delle difficoltà di un regista nel creare in piena libertà in un Paese complesso come la Birmania. E invece tutto si limita al racconto del povero che rinuncia ai suoi principi per inseguire inutilmente il denaro rimanendo di fatto con le tasche più vuote di prima.

 

Voto: 2/4

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