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Un venditore ambulante in cerca di vendetta scopre nel retro del suo furgone un piccolo passeggero indesiderato che causa involontariamente un grave danno alla sua merce. Il bambino, scappato di casa dopo la morte della nonna, si è messo in viaggio per cercare il padre ormai allontanotosi da oltre dieci anni da casa. L'uomo, deciso a farsi risarcire del danno, si arrende all'idea di dover accompagnare il piccolo alla ricerca del genitore scomparso.

Seppur segnato da uno sviluppo narrativo abbastanza prevedibile e scontato, Like Father and Son di Bai Ziquiang è un film bello e toccante, capace di accarezzare sempre le giuste corde dello spettatore senza risultare mai stucchevole o furbo.

Nel raccontare il rapporto che si instaura tra due personaggi che, seppur mossi da desideri differenti, finiscono per scoprire quanto le loro rispettive mancanze li rendano complementari l'uno all'altro, il regista cinese aggira il rischio della banalità e restituisce invece dei ritratti intimi e onesti. Ad accompagnare i nostri protagonisti in quello che può essere considerato a tutti gli effetti un road movie, c'è anche un terzo ma non meno importante protagonista, la Cina. Agli occhi di un pubblico occidentale non può che rimanere fortemente impressa la maniera in cui realtà diverse riescano a convivere: piccoli villaggi e grandi complessi urbani, orizzonti sconfinati e grattacieli. Un Paese nettamente diviso tra tradizione e progresso, tra ricchezza e povertà, dove anche il tempo segue un suo cammino indipendente tanto che perfino passato e presente sembrano indistinguibili.

Voto: 2,5/4

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