goldfish

Hana, quasi diciottene, vive da oltre otto anni in una accogliente casa famiglia dove svolge ormai il ruolo di sorella maggiore per i bambini più piccoli che la abitano. Un giorno arriva Harumi, una bambina taciturna e spaventata con la quale Hana cercherà pian piano di stringere amicizia scoprendo che le ferite, non solo psicologiche, che la piccola porta addosso non sono poi tanto diverse dalle sue.

The Goldfish: Dreaming of the Sea di Ogawa Sara rientra in quella categoria di film giapponesi capaci di affrontare con sensibilità e dolcezza anche temi difficili come la perdita dei genitori, l'allontanamento dalla propria casa e gli abusi. Lo fa senza nascondere nulla ma utilizzando magari brevi flashback rivelatori che aiutano a tracciare meglio il passato, soprattutto di Hana, senza affondare in una ricattatoria rappresentazione del dolore ma avvolgendo le parti più difficili in un'atmosfera calda e accogliente cucita insieme da una regia non invasiva ma in grado di cogliere la semplicità della quotidianità e della provincia giapponese nella quale la pellicola è ambientata.

Tra la routine domestica e incantevoli scorci d'oceano, la Ogawa, già attrice affermata e qui esordiente al lungometraggio, racconta di due spiriti affini che, anche se separati dal gap generazionale, trovano l'una nell'altro la forza per guarire dalle profonde ferite che le hanno segnate. Da segnalare, in ultima istanza, la bravura delle due giovani attrici: la loro sintonia sullo schermo è palpabile e rappresenta la ciliegina sulla torta per un piccolo film capace di arrivare dritto al cuore.

Voto: 2,5/4

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